Terrasini, la chiesetta degli Agonizzanti dove da tre secoli rivive l’ultima Cena. Scheda informativa e video del 2013


Rivive da tre secoli quasi immutabile, con le sue regole, i suoi tempi e i suoi spazi, l’Ultima Cena all’interno della piccola chiesa posta alle spalle del Duomo. Anche quest’anno, come sempre, la lavanda dei piedi ai 12 Apostoli e la spartizione del grosso Agnello di “martorana”, simbolo del sacrificio di Gesù Cristo. Il video del 2013 che vi riproponiamo è preceduto da una bella ed ampia scheda informativa e dal programma di quest’anno.

tavolo

La “Congregazione Maria SS. degli Agonizzanti” è in assoluto la più antica istituzione laico-religiosa di Terrasini, con connotati solidaristici di grande rilevanza sociale, fondata nel 1733 da professionisti e notabili del paese allo scopo di arginare la “invadenza” dei frati benedettini di Cinisi.

SCHEDA INFORMATIVA
a cura di Giacomo Pedroli e Vito Aluia

LA STORIA

Già nel 1725 la Confraternita è citata (e quindi la sua esistenza) per la realizzazione dei locali: Chiesa e sala riunioni (registro veridico della Diocesi di Mazara).
Nei primi anni del XVIII secolo, ed esattamente il 15 aprile del 1733, fu ufficialmente riconosciuta la fondazione statuita dal Vescovo di Mazara del Vallo Mons. Caputo, in quanto Terrasini dipendeva da questa Diocesi fino al 20 maggio 1844, anno in cui con bolla papale di Papa Gregorio VI, passò alla Diocesi di Monreale.

La popolazione dei due villaggi, Terrasini e Favarotta (siamo intorno al 1720), essendo nel frattempo aumentata, sorse questa corporazione su iniziativa dei notabili (professionisti, maestri artigiani, possidenti e famiglie nobili), che si impose delle regole ferree; regole canoniche dal momento che essa operava all’interno della Chiesa.

Era il periodo in cui sia la Chiesa cinisense che quella terrasinese erano sotto la giurisdizione religiosa dei PP. Benedettini di S. Martino delle Scale; questi avevano una loro sede distaccata a Cinisi ed ostacolarono sin dall’inizio il sorgere della Congregazione.

I congregati, incoraggiati ed assistiti dalla famiglia La Grua (prima Vincenzo e poi Tommaso) proprietari del feudo di Terrasini, continuarono la loro opera edificando sia la chiesa che la sala riunioni e praticarono il culto religioso con un loro sacerdote-cappellano.

Come Parrocchia figurava la chiesa di S. Rosalia, la quale dipendeva a sua volta dalla Parrocchia di S. Fara di Cinisi (perché sita sul territorio di Favarotta allora suborgo di Cinisi); quest’ultima fu coadiutrice dal 7 giugno 1707 al 23 ottobre 1751.

Per cronaca storica, le due borgate di Terrasini e Favarotta furono unite amministrativamente (il territorio rimaneva comunque nel comune di Cinisi creando in questo modo confusione per i confini) il 22 ottobre 1836 con decreto reale di Ferdinando II di Borbone allora Re del Regno delle due Sicilie.

Per anni i congregati invocarono il riconoscimento da parte della Diocesi di Mazara e finalmente, grazie all’opera di Tommaso La Grua, il 15 aprile del 1733 ottennero il meritato riconoscimento e l’approvazione dei capitoli dello statuto. Quest’atto rese nullo quanto sostenuto dai PP. Benedettini, che consideravano la Congregazione una chiesa parallela.

Le finalità della Congregazione consistevano e consistono nell’assistenza morale ai Confrati che arrivano al percorso finale della loro vita, nella fratellanza, nel praticare una rigorosa vita religiosa anche a sfondo sociale in quanto si garantiva (e si garantiscono tutt’ora) le esequie funebri (fino a poco tempo fa, come ultimo atto di fratellanza,  si accompagnava in corteo il confrate o consorella, defunti, con abito da cerimonia).Originariamente i Confrati venivano seppelliti nella cripta che si trova sotto la Chiesa (oggi inaccessibile).

 IL SOCIALE E LE REGOLE

Al momento della fondazione la Confraternita contava 100 iscritti:  99 confrati e un sacerdote cappellano (preferibilmente figlio di confrate).

L’esistenza della Confraternita, alla quale aderivano gli abitanti dei due borghi (Favarotta e Terrasini), coinvolgeva tante famiglie; un fenomeno, dunque, che segnava e in qualche modo modellava la vita dell’intera comunità cittadina.

In conformità del proprio statuto e delle leggi della Chiesa continuò ad operare e diede inizio a cerimonie proprie come la Cena degli Apostoli del Giovedì Santo, inizialmente detta “Cena Grande” perché tutti i confrati iscritti beneficiavano dei prodotti o doni anche se non sedevano al tavolo dei 12 apostoli, successivamente quando gli iscritti aumentarono si limitò ai 12. A differenza di oggi, dove la cerimonia del Giovedì Santo è aperta a tutti e tutti i fedeli possono partecipare, allora potevano partecipare solo gli uomini confrati ad eccezione dell’organista e dei cantori.

TRADIZIONE E RITI DELLA SETTIMANA DELLA PASQUA.
GLI ADDOBBI

In seno alla Confraternita possiamo parlare di tradizioni e riti della Settimana Santa come partecipazione alla Pasqua: non si può trascurare questo momento evocativo che rivive simbolicamente nella Cena degli Apostoli.

Tale cerimonia, celebrata per la prima volta nell’anno di fondazione, si tramanda, salvo periodi eccezionali, anno dopo anno ininterrottamente fino ai giorni nostri. Visitata da numeroso pubblico

la Cena, unica nel suo genere ha, anche per gli addobbi di grande valore artistico e pregio artigianale, una indiscutibile valenza storico-culturale oltre che religiosa.

Nella Chiesa e nei locali della Congregazione in occasione della Pasqua, come atto preparatorio, si imbandisce la tavola per la cena degli Apostoli, ovvero l’Ultima Cena che culmina il Mercoledì Santo in una cerimonia con preciso riferimento simbolico all’Agnello Pasquale e all’abluzione dei piedi ai 12 Apostoli che sono confrati estratti a sorte la Domenica delle Palme dopo la Messa Vespertina e che siedono alla Mensa.

Il sorteggio viene fatto con i numeri corrispondenti a quelli di registrazione (per ordine alfabetico) dei Confrati. Ad ogni confrate che viene estratto si attribuisce il nome dell’Apostolo che dovrà rappresentare e il posto che lo stesso occuperà nel pomeriggio del giovedì intorno alla tradizionale mensa.

Al centro, proprio di fronte all’altare, siede Gesù, interpretato dal Superiore della Confraternita; alla sua destra e sinistra i due congiunti. Inoltre a destra vengono sistemati i numeri dispari e a sinistra  quelli pari corrispondenti agli Apostoli:  1 e 2 Pietro e Giovanni, 3 e 4 Giacomo 1° e Andrea, 5 e 6 Filippo e Tommaso, 7 e 8 Bartolomeo e Matteo, 9 e 10 Giacomo 2° e Simone (il Cananeo), 11 e 12 Giuda Taddeo (il vangelo di Luca riporta al suo posto Giuda di Giacomo) e Giuda Iscariota l’Apostolo che tradì Gesù (è immaginabile quanto sia difficile attribuire il ruolo di quest’ultimo Apostolo).

A curarne la preparazione e l’addobbo sono alcune mogli e figli di confrati.

Per la cerimonia si utilizza un tavolo semicircolare di m. 3,50 di larghezza per m. 2,70 di profondità. Questo viene imbandito in maniera molto simile, per intenderci, ad una mensa di S. Giuseppe, che tutti conosciamo.

Ogni posto è contrassegnato da un’arancia, un cedro (o pirittuni in dialetto locale) e un pane di forma rotonda inciso con un segno a forma di croce; mentre un agnellino di pasta reale e un medaglione in ceramica smaltata (di artigianato locale), dipinta a mano raffigurante la Madonna degli Agonizzanti, ne caratterizza la peculiarità. Un grosso agnello di pasta reale di Kg. 5,00 è posto davanti al centro del tavolo da utilizzare per il sacrificio.

Il medaglione anzidetto sostituisce, da qualche anno, la Madonna di zucchero tradizionale che gli apostoli portavano a casa a fine cerimonia.

Da quell’anno, cercando di migliorare l’addobbo, si sono realizzate 12 statuette di ceramica artigianale locale lavorate a mano e raffiguranti la Madonna degli Agonizzanti abolendo così le anzidette madonne di zucchero che, ormai, realizzate con scarsa fattura artigianale e che contribuivano a sfigurare i pregiati oggetti degli addobbi della mensa: putti, angioletti portafiori, preziosi vasi in fine porcellana, vasetti con fiori freschi, fruttiere di porcellana e marmo e le preziose campane di vetro che contengono soggetti di cera finemente lavorati, come ad esempio la Sacra Famiglia, Gesù legato alla colonna, il battesimo di Gesù, la Natività, Gesù deposto dalla croce, S. Pietro e l’Immacolata.

Dell’artigianato fiorentino sono gli splendidi fiori di tela siti in vasetti di Vetro di Murano contenuti in due campane. Infine, l’argenteria sacra che viene utilizzata per le cerimonie religiose.

All’interno della funzione sacra, celebrata dal Vescovo, avviene la lavanda dei piedi, che non è fatta dall’officiante che assiste dall’altare, ma dal superiore della Confraternita collaborato dai congiunti.

Dopo il periodo di istruzione e noviziato, durante il sacro rito, vengono ammessi i nuovi Confrati (si cantano i nuovi confrati, così si è sempre detto).

Alla fine della celebrazione il Superiore prende il grosso agnello di pasta reale dalla parte centrale della tavola, lo alza di fronte al celebrante, attende la benedizione e dopo averlo deposto sulla tavola ne taglia la testa (sgozzamento sacrificale) e la offre, in un piattino, al celebrante scambiando con questi un abbraccio di pace.

La cerimonia continua: a tutti gli Apostoli  viene data una fetta dell’agnello; il primo a destra bacia simbolicamente la fetta, quindi, la passa al successivo e così via di seguito fino all’ultimo. Si procede alternando destra e sinistra fino a completare la distribuzione delle fette a tutti gli Apostoli.

Da circa 30 anni le consorelle, estratte pure loro a sorte, pur non sedendo al tavolo come i confrati, partecipano alla cerimonia e portano a casa gli stessi doni degli uomini, doni, che vengono esposti sugli scaffali piramidali ai due lati anteriori dell’altare.

Questi doni consistono: il (simbolico) pane, arance, cedri, cannateddi (dolci tipici), mandarini e pecorelle di pasta reale, il tutto abbellito da fiori stagionali. Tutto ciò viene offerto per tradizione devozionale ai visitatori, in particolare alle scolaresche che si alternano nelle visite a orari e giorni diversi.

CONCLUSIONE

Il Giovedì Santo della Confraternita si chiude con i confrati Apostoli ed i nuovi iscritti che fanno la Veglia al Sepolcro nella Chiesa Madre, Veglia che si svolge a turni di due ore: dalle 22:00  del giovedì alle 12:00 del venerdì.

Sia durante la funzione del giovedì che durante la veglia e processione del Cristo Morto del venerdì, curata a turno dai ceti in associazione o circoli e da questa unica Confraternita, i confrati indossano l’abito da cerimonia.

Inizialmente l’abito era un saio con cordone e cappuccio di colore bianco, corone di spine in testa e funi flagellanti. Furono aboliti intorno al 1860 e sostituiti con detto sacco di colore celeste con medaglione argenteo sul petto e cinto da cordone bianco legato al fianco destro.

Negli anni la chiesa della Congregazione è stata arricchita di altre prestigiose opere che si sono aggiunte alle precedenti citate.


abluzione 1LA LAVANDA DEI PIEDI
Nella liturgia cattolica  -ricca di molti segni, cioè di azioni eloquenti e gravide di significato-  vi è un gesto che viene compiuto solo una volta all’anno, all’inizio dei tre giorni di memoria e celebrazione della passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo: la lavanda dei piedi. Questa azione è ispirata dal quarto vangelo, quello di Giovanni. L’immagine di Gesù, il Maestro che lava i piedi ai discepoli, è diventata performativa nella vita cristiana. Ciò che avrebbe dovuto compiere il subalterno, il minore, viene fatto dal maggiore, dal Signore, da chi ha autorità, perché l’autorità nella chiesa è servizio; è far crescere l’altro, è servirlo e non essere serviti.

 


 IL PROGRAMMA

Cena degli Apostoli anno 2019

DOMENICA delle Palme (14/04), dopo la messa delle ore 17.00, sorteggio dei 12 Apostoli che siederanno alla mensa il mercoledì 17/04.
MAERTEDì 16/04, ore 10.00, inaugurazione e benedizione della “Cena degli Apostoli”.
   La visita del pubblico fino alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 24.00.
MERCOLEDì 17/04, ore 17.00, celebrazione Eucaristica (con lavanda dei piedi e rito dell’Agnello Pasquale). Cerimonia officiata dal Parroco
Don Renzo Cannella.
GIOVEDì 18/04, dalle ore 24.00 alle ore 12.00 di venerdì 14/04, i Confrati a turno faranno la veglia all’esposizione del Santissimo (detto Sepolcro) in Madrice.
VENERDì SANTO, 19/04, ore 20.00, partecipazione dei Confrati e Consorelle alla processione del Cristo morto e dell’Addolorata.

VIDEO INTERVISTA realizzata nel 2013
Giacomo Pedroli, Presidente della Confraternita, illustra gli antichi oggetti che addobbano la tavola dell’Ultima Cena


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