TERRASINI. L’ex Coop “Praiola” e gli appartamenti scomparsi


Quasi 1 milione di risarcimento ai 12 soci dell’ex Coop di edilizia polare “Praiola” di Terrasini. Questa la sentenza emessa, dopo anni di indagini e accertamenti, dal giudice Alida Marinuzzi. Ad essere condannati l’ex presidente della coop (da tempo posta in liquidazione) e  il Comune per alcuni atti emessi a suo tempo riguardanti delibere consiliari di esproprio inesistenti. Il Comune potrà, anzi dovrà appellarsi entro la fine di questo mese. L’attuale sindaco Giosuè Maniaci riconosce le trascorse responsabilità dell’Ente. E ora chi pagherà?

case coop

Uno dei bloccchi condominiali lasciato incompleto (Contrada “Piano Torre”, traversa di Via C. Alberto Dalla Chiesa).

Un milione di euro. Questa la cifra complessiva calcolata per effetto del riconoscimento delle somme sborsate dai 12 soci per la realizzazione di palazzine di edilizia economica e popolare rimaste incompiute. A questa somma sono stati aggiunti 10 mila euro a testa di risarcimento danni.

E il danno, a ben riflettere, è enorme perchè non è soltanto economico. Infatti ne stanno pagando le conseguenze in termini di serenità interi nuclei familiari vistisi da un giorno all’altro defraudati anche dei loro sogni.

Il Comune – fanno notare in molti – non è una entità astratta. L’amministrazione, il Consiglio dovranno pur pretendere gli accertamenti interni per stabilire e denunciare all’Autorità competente il responsabile o i responsabili delle eventuali omissioni e/o falsi (si veda, ad es., la delibera fantasma di esproprio delle aree interessate).

Dunque – lo ripetiamo – quasi 1 mln di euro che, stando alla tradizione del “tutti colpevoli, nessun colpevole” i contribuenti alla fine rischierebbero di pagare senza neanche saperlo.

La sentenza è stata emessa dal giudice Alida Marinuzzi, Presidente della 5ª Sezione del Tribunale ordinario di Palermo, sezione specializzata imprese. Il caso, per chi non l’avesse ancora chiaro, è quello ormai famoso della “Praiola Società Cooperativa arl”, costituita negli anni ’90 con lo scopo sociale della realizzazione di alloggi di edilizia economica e popolare sul territorio di Terrasini in forza di un progetto costruttivo per l’edilizia residenziale pubblica Piano Torre e Via Ralli.

In queste due aree sarebbero dovuti sorgere gli immobili e così effettivamente sembrò all’inizio ai soci finchè i ripetuti e ingiustificati rallentamenti dell’attività costruttiva non li insospettirono.

E così, sempre secondo gli accertamenti, sarebbero emerse irregolarità gestionali a carico del presidente della cooperativa, Pietro Serra, nei cui confronti è stato anche avviato un processo penale in altra sede per una presunta truffa legata proprio al mancato completamento degli alloggi a fronte però di una mega cifra già versata da tutti i soci pari a 1mln e 100 mila euro.

Dodici dei soci ingannati si sono così rivolti al tribunale civile anche per rivalersi chiedendo il risarcimento.
È a questo punto che entra in gioco anche il Comune di Terrasini. Si è infatti scoperto che parte dei terreni su cui sono sorte 10 villette mai completate non erano mai stati espropriati. Come è possibile, allora, che,   nonostante ciò, fu rilasciata la concessione edilizia e i lavori cominciarono come se nulla fosse? Ecco ruota attorno a questo interrogativo il cuore del raggiro.

Tutto inizia in Consiglio comunale (primi anni 2000) quando viene approvato il primo stralcio del Programma costruttivo di Via Ralli. I problemi sorgono col secondo stralcio, quello di “Piano Torre”.

Furono diversi i passaggi in Consiglio comunale inframmezzati anche da sentenze del Tar e del Cga che, addirittura, cassarono gli atti della procedura espropriativa. L’altolà a procedere in zona “Piano Torre” giunse nel 2008 quando l’iter costruttivo non venne avviato, né proseguito a causa della dichiarata “illegittimità del procedimento amministrativo”, tanto da costringere la cooperativa ad andare in liquidazione.

«I fatti così come documentati – ha evidenziato il giudice Marinuzzidimostrano il danno ingiusto patito dai soci in conseguenza dell’illegittimità del procedimento amministrativo». I 12 soci, che hanno sborsato di tasca ciascuno dai 32 mila ai 107 mila euro, hanno ottenuto il riconoscimento al rimborso: condannato “in solido” il Comune e il presidente della cooperativa.

«Faremo il possibile, il Comune ha in tutta evidenza torto per degli atti viziati a monte». Così commenta il sindaco Giosuè Maniaci l’esito della sentenza che, evidentemente, appariva scontato:
«Abbiamo provato in questo lasso di tempo a risolvere la vicenda – aggiunge il primo cittadino – cercando investitori ma la vicenda è così intricata che gli imprenditori, dopo un iniziale interesse, si ritirano. Convocheremo i soci, come già fatto in precedenza, per fare transazioni o conciliazioni».

«Rimane l’amaro in bocca che il Comune non abbia voluto accogliere le nostre proposte transattive prima e durante la causaafferma Alessandro Finazzo il legale che ha seguito i 12 soci in questa battaglia – essendoci anche rivolti all’amministrazione in considerazione che i miei clienti erano disponibili a soluzioni che avrebbero evitato una condanna così pesante».

Ma soprattutto, aggiungiamo noi, avrebbero evitato inutili lungaggini e ulteriori spese legali.


 

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