MONTAGNA LONGA, VOLO AZ 112: FU SCIAGURA O ATTENTATO?


Su quell’aereo c’erano due nostri compaesani, Ignazio Faso e Armando Pappalardo. Fu attentato? L’interrogativo da decenni rimbalza da un’inchiesta all’altra con al centro misteri e intrecci che condurrebbero al neofascismo anni ’70. A metterlo nero su bianco il vicequestore Giuseppe Peri, ma il suo rapporto scomparve dopo la sua morte avvenuta nell’82 per essere ritrovato a Marsala 20 anni dopo. Silenzi, omissioni, depistaggi, insabbiamenti e complicità istituzionali. A sostenere che di attentato si trattò, fra i numerosi altri (basta scorrere Internet per un sostanzioso elenco), il giornalista di “Globalist syndication” David Grieco che, sulla base di molti elementi e riscontri, riprende l’esito di una decisiva perizia effettuata dall’ingegner Rosario Ardito Marretta docente di aerodinamica all’Università di Palermo. Sostiene il professore essersi trattato di un congegno esplosivo non più grande di un pacchetto di sigarette.

montagnalonga4-2Per anni, uscendo da Terrasini all’altezza della Stazione ferroviaria, inevitabilmente si stagliava sul crinale di quella incolpevole montagna l’orrenda coda troncata del DC8 Alitalia AZ 112. Non c’era verso: gli occhi ti cadevano sempre lì.

Fra poco meno di due mesi saranno 47 gli anni da quel tragico 5 maggio del 1972. E noi, che non amiamo la vuota ritualità degli “anniversari” vogliamo tentare di riempirne il ricordo non con la retorica, ma cercando di riferire l’altra possibile verità ricostruita da coraggiosi poliziotti, da periti e da giornalisti indipendenti di tutta Italia. Crediamo sia questo un modo per rendere almeno una parvenza di giustizia alle vittime.

Ne parla “Terrasini Oggi” perché la strage (non la sciagura), avvenuta in una porzione di territorio fra Cinisi, Terrasini e Carini, ci colpì particolarmente avendone udito lo schianto, visto l’impressionante bagliore e sentito financo l’acre odore …!
E infine nel cuore della notte ci dissero che a schiantarsi su quel monte c’erano anche due nostri compaesani, ma avrebbe potuto essercene anche un terzo di cui si dirà più avanti.

Lo schianto – raccontarono alcuni – era stato preceduto da una esplosione. Sarà vero? o soltanto una sensazione? Quel venerdì 5 maggio, questo è sicuro, a Terrasini, in Piazza Duomo, si svolgeva in quelle ore il comizio di chiusura del MSI. Domenica 7 si sarebbe votato per rinnovare il Parlamento nazionale. L’oratore neofascista – ricorda un testimone – parlava da un balcone posto accanto al bar Bommarito. Improvvisamente si vide un bagliore accecante verso la montagna e tutti, lì per lì, non capirono cosa fosse accaduto, ma dopo pochi minuti Montagna Longa fu sulla bocca di tutti.

Libri su montagna longa

Ignazio Faso

Ignazio Faso

Su quell’aereo c’erano i terrasinesi Ignazio Faso, un padre di famiglia che proveniva dalla Sardegna, dove in quegli anni lavorava, con coincidenza a Roma. E c’era anche il geometra, studente universitario di matematica e fisica, Armando Pappalardo, fratello di Marcello, Vittorio ed Ettore.
Armando su quell’aereo non avrebbe dovuto esserci. Era partito quella stessa mattina al posto di un amico impedito per consegnare a Roma della documentazione urgente; avrebbe fatto ritorno a Terrasini la sera stessa.
Ed è anche accertato che un terzo, Vittorio Emanuele Orlando, esponente di spicco della Dc terrasinese ed ex sindaco scomparso pochi anni fa, avrebbe pure dovuto esserci, ma per un soffio non fece in tempo a salirvi.

armando pappalardo

Armando Pappalardo

C’erano anche persone che a Terrasini coltivavano belle amicizie come i coniugi fiorentini Guido e Adriana Magnolfi, dirigenti della nota “Libreria Dante” dei Quattro Canti di Palermo. Insomma, scorrendo l’elenco delle 107 vittime (oltre agli 8 dell’equipaggio) ci si accorge che su quell’aereo viaggiava un gran bel numero di belle persone (fra queste anche molti elettori comunisti e socialisti palermitani), che tornavano in Sicilia per votare.



Ma ecco cosa scrive David Grieco su Globalist syndication.



«Difficile dimenticare la sera del 4 maggio 1972. Eravamo in tanti, quella sera, a cena presso la pizzeria “Da Baffetto” a Via del Governo Vecchio a Roma. Quasi tutti i commensali erano siciliani ed erano comunisti: Carla Colajanni, sorella del dirigente del Pci Napoleone Colajanni, la segretaria di redazione dell’Ora di Palermo Angela Fais, il giornalista dell’Ora Alberto Scandone, il regista Franco Indovina e altri compagni di cui ora non ricordo il nome.

L’indomani, questi comunisti siciliani avrebbero preso tutti lo stesso aereo, il volo Alitalia AZ 112, per recarsi a votare a Palermo a loro spese. Il Pci di Berlinguer, eletto segretario nel marzo dello stesso anno, meritava questo sforzo.

Ma quell’aereo a Palermo non ci arrivò, o piuttosto va precisato che vi precipitò, andandosi a schiantare all’atterraggio contro Montagna Longa. A bordo vi erano anche il figlio dell’allenatore della Juventus Vycpalek e un magistrato, Ignazio Alcamo, che aveva fama di essere integerrimo anche perché aveva appena mandato al confino la moglie di Totò Riina.

I corpi dei passeggeri vennero trovati nudi e maciullati (nudi in seguito a un violento spostamento d’aria, maciullati forse da un ordigno esplosivo) come solitamente accade alle vittime di una bomba, non di una sciagura aerea. È stato detto per anni e anni che sciagura non fu.

Il 22 agosto del 1977, il vicequestore di Trapani Giuseppe Peri scrisse un rapporto sul disastro aereo di Montagna Longa denunciando 32 persone, tra cui il noto terrorista fascista Pierluigi Concutelli, per aver messo una carica di esplosivo nel volo Alitalia 112, probabilmente fatta brillare a distanza poco prima dell’atterraggio a Punta Raisi. Nel 1982, Giuseppe Peri morì e il suddetto rapporto sparì. Venne ritrovato per caso solo 20 anni dopo a Marsala (fu Paolo Borsellino a trovarlo). Giuseppe Peri sosteneva che l’AZ 112 sarebbe dovuto esplodere una volta atterrato sulla pista di Punta Raisi, ma solo dopo l’uscita dei passeggeri, come un attentato dimostrativo, quasi simbolico, a suggellare un patto solenne tra Gladio, i neofascisti italiani e la Cia che li proteggeva nel timore di un’imminente ascesa al potere del Partito Comunista in Italia.

Nel suo dossier, Peri inquadrava precisamente l’attentato nella famigerata “strategia della tensione“, le cui modalità sembravano puntualmente prescrivere la necessità di un cadavere eccellente (il più delle volte un magistrato) in corrispondenza di un importante appuntamento elettorale, come fu per il Procuratore Capo di Palermo Pietro Scaglione (1971), il Procuratore Generale di Genova Francesco Coco (1976) e il giudice Vittorio Occorsio (1976).

Oggi, grazie alla tenacia della sorella di Angela Fais, Maria Eleonora Fais (anch’essa purtroppo scomparsa nel 2016), che è stata per molti anni a capo dell’associazione dei parenti delle vittime, forse l’inchiesta sul disastro aereo di Montagna Longa avrà luogo. Una perizia prestigiosa commissionata appunto dai parenti delle vittime, quella dell’ingegner Rosario Ardito Marretta, esclude in modo categorico una causa accidentale e parla di una bomba “grande come un pacchetto di sigarette”.

Se non bastasse, esiste anche un preciso racconto dell’attentato firmato da un fascista pentito, già collaboratore di Giovanni Falcone, che fu anche la fonte del vicequestore Peri. Costui è stato spesso definito un “mitomane” ed è stato attentamente tenuto ai margini dei grandi processi sull’eversione nera. Il suo nome oggi suona terribilmente profetico. Si chiama Alberto Volo.».


⇒Per ulteriori approfondimenti vi proponiamo il seguenti link:
https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/La-strage-di-Montagna-Longa/

⇒E UNA INTERVISTA MOLTO INTERESSANTE SULLA GAZZETTA DI LUCCA AL PROF. ROSARIO MARRETTA
https://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2018/04/montagna-longa-la-verita-scomoda-sul-disastro-del-dc-8-az-112-alitalia/

(foto in copertina tratta da “Tiscali notizie”)


 

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