TUTTO È COMPIUTO! Cronaca Di “Francesco D’Assisi”, Satira Del 1987 Sulla Ristrutturazione Del Duomo


Pungolin2A FIRMA “PUNGOLIN” FU PUBBLICATA ESATTAMENTE 31 ANNI ORSONO SUL NOSTRO GIORNALE A CONCLUSIONE DELLA RISTRUTTURAZIONE INTERNA DELLA CHIESA MADRE, CHE TANTE POLEMICHE AVEVA SUSCITATO (il Duomo, fra l’altro, rimase chiuso al culto per parecchi mesi). LA LUNGA NOTA SATIRICA, PARODIANDO IN MODO GROSSOLANO L’ITALIANO MEDIEVALE, PRESE SPUNTO DALLA CERIMONIA DI RIAPERTURA AVVENUTA DOMENICA 7 SETTEMBRE 1987..

Abbiamo pensato di riproporvela, avendo a suo tempo riscosso tanto successo fra i nostri lettori. Lo facciamo oggi, a pochi giorni dalla confortante notizia riguardante il ripristino degli antichi scanni del coro (ne abbiamo scritto l’altro giorno) dismessi molti anni prima rispetto alla satira del 1987. Sono trascorsi esattamente 31 anni e non sarà per questo agevole per tutti entrare nel contesto e nello spirito di quegli avvenimenti e di quei personaggi richiamati (alcuni dei quali purtroppo scomparsi). E tuttavia le note in calce possono, in qualche modo, aiutare a orientarsi. Siamo infine convinti che, anche la satira, pur mostrando le contraddizioni in forma estrema, surreale e giocosa, rappresenti pezzi della nostra microstoria.

Si immagina che Francesco D’Assisi sia convocato dal Padre Eterno che gli ordina di recarsi come “pura saitta” a Terra Sinus per redigere una dettagliata informativa su quanto è accaduto e sta accadendo nel Duomo “Maria SS. Delle Grazie”. Buona lettura. (giu.ru.)

articolo del 1987

Il breve articolo che dà notizia della riapertura del Duomo. Nella foto un momento del corteo che risalì la piazza (7 settembre 1987).

TUTTO È COMPIUTO!
Cronaca Di Francesco D’Assisi

 Paradiso, sabatu 7 de september 1987


PROLOGO
L’Altissimo Onnipotente Bon Signore me destò de bon’ora e disseme portamme immantinente giù fra la perduta gente.
«Va’ – ordinommi – ne lo gran spiazzo del Duomo in Terra Sinus ove una mista turba de gente sacra e profana
¹, guidata da un mio ministro de nome (e de fatto) Spetiale Raffaello, anderà a rinnovellar la Casa mia dopo lunga serrata. Osserva, ausculta – en utlimo me disse –, annota e poi returna come pura saitta al mio cospitto».


 

Terra Sinus, die 7 sabato de september 1987

Eccome qua, ordunque, ad annotar li tristi accadimenti
per cui sore pupille mia vorria non fussero videnti.

Mischiaimi, allora, intra la gran calca che risalia pomposa l’ampia piazza.
Al fianco destro avea lo vescovo paffuto ed a senistra l’assessore panciutello
(accanto al sendaco de gote assai sanguigne,
noto naturalista insigne).

Pallido, invece, me apparve Raffaello.
A lui mi feci presso
e sussurrai perplesso:
«Fratello Raffaello, che cos’hai?
Lo tuo pallore
è frutto de stanchizza
per la fatica de renovar
lo Duomo con furbizia?».

Un sorrisetto alluminò le soe tornite gote
e con voce naricitica respose:
«Non io con mia sudora e mie calluse mani renovai,
ma appalto rejonale resucchiai.
Lo sendaco, che qui me vedi a lato,
col suo silenzio alato,
m’ha soprattutto aiutato
sperando, ne li voti comunali, de soppiantar Clemente Lo Potente².
E lo paggetto che glie vedi al cinto, en realtà è un comonista³,

un bambinello, che cerca, poverello, de fargli concurrenza
con poco d’assistenza».

«Ma allora – aggiunsi – qual è cagion del tuo sbiancato aspetto?
Dimmelo circospetto,
ma non mentirme, sai, che a vista d’occhio
criscere lo to naso potria come Pinocchio».
«Son visobianco – respose lo ministro –
per balaustrata
martellata e rutta
per cui la gente di certo non esulta.
Ma niuna culpa sta ne lo mio core;
è la sovrintendenza a li magagni,
son li politici famelici e taccagni

che m’han portato in simili ngramagghi.
Tutto è compiuto ormai, null’altro c’è de far …!».

Lo corteo proseguia lentamente
seguito da una banda de musici gaudente.
“Come – pensai fra me – c’era da chiagnere e invece si rirìa?”.
«Ed ora cosa fai – gli chiesi ancora –,
è vero che te voglion mandar via?».

Ed egli me respose adagio adagio:
«Dice così lo popolo più saggio
che sa destinguere lo prete dal Messaggio;
io non l’asculto,
ma con debito sussulto,
ne la tua antica Assisi me n’andrei.
Là potria renovellar, con li dovuti appalti,
lo Duomo, gli altari e li soppalchi».

Io gli risposi calmo e dolcemente:
«Va’ pur, vicario mio, tra la mia gente,
ma t’avverto, lo frate lupo mio – de Gubbio, te recorde? –

lo posteriore molle subito te morde».

Lo corteo per intanto proseguia.
Salì le scale e aprì la porta pia.
Fu allor che m’appressai al Gran Cassisa
poco dopo el cancello de ghisa:
«Ma come mai – gli chiesi cautamente –
c’è tanta gente e riso

se lo fratel Spetiale è tanto inviso?».

«Oggi – respose l’Eminenza –
è jorno de gaudenza
per lo prodigio che ce sta de fianco:
li comonisti si sono convertuti assai cuntenti
a li misteri, ai sacri appalti e a li cunventi».

«Certo – diss’io –, de strada se n’è fatta
da quanno uno de questi se morìa
e non potìa varcare sto portone
con falce, martello e bandierone.
Ma ora, è vero, c’è lo gran piccone,
che rumpe le balate e le colone⁴.
Ma proseguemo, entramo tutti quanti».

Che folla! Che luci! Che lacrime … d’emotion!
Nel mezzo de l’altare principale
c’era posizionato un bel puttino,
un picciol agnoletto ben tornito.
De zecca, novo novo,
pareva appeso a un filo a mo’ de volo.
Che maraviglia! Che rinnovazione!
Chi avrebbe immaginato st’emozione?
Tutti stavano fermi a bocca averta
ad ammirar sto sacro puttinello

quando questo de scatto se movette
e un urlo se levò per le navate:
«Miraculo … miraculo … mirate …!».

«Ma no – gridò lesto un gran prelato –
quello non è puttin né bambinello,
è solo l’assessore Infantonello
che cerca de sfruttar la setuazione».

E lo sendaco, per chetà la confusione
aprì la bocca e fu gran commozione:
«Per pacificazione generale
l’inviti ho fatto subito istampar
perché lo popol mio volevo rallegrar.

E poi, anch’io son tesserato a Italia Nostra,
sono un naturalista, è naturale;
sono un ambientalista, un … crociato dell’arte
e, in più, parlo agli osei com’el Poverello».

A questo punto, sentendo me nomare,
un fremito salì per ogni altare.
Allor così parlai con voce dura:
«Dato che sei Fratello de natura,
de osei (ma embalsamati) e d’aere pura,
e iscritto pure a Italia Nostra sei,
perché non ti opponesti a tanto sfascio,

bloccando lo piccone con il Cascio ?».

Senti cosa resposemi Bon Dio:
«Son tutto questo, è vero.
Ma qui non è l’Italia Nostra, ma solo Favarotta
dove, chi arriva, fa cento e più fagotta.
Per ogni balaustra renovata
li voti arriciuppati son novanta;
per ogni nova porta laterale,
ce crescono a li voti pure l’ale».

A tal punto disarmato e pesto
giunsi le mani e spinsi l’occhi al tetto.
E cosa mai non vider mie pupille?
Tra santi, agnoli e Madonne,
vidi pittato, su nel cupolone,
lo tondo viso de Frate Raffaellone.
Ora così si usa in questa terra,
che ce se pitta prima de stecchir!

Sono fuggito caro Padr’Eterno.
Eccome qua, piegato al tuo cospitto.
Solo un’ultima cosa devo dirte:
abbi misericordia de sta stirpe!

PUNGOLIN


NOTE

  1. Il corteo di autorità civili e religiose (oltre a una gran folla di fedeli), che risalì la Piazza Duomo domenica 6 settembre 1987;
  2. Clemente Maniaci, in assoluto primo eletto per ben due legislature consecutive;
  3. Girolamo (Mimmo) Infantolino, assessore all’Assistenza;
  4. Le colonne e non altro, come qualcuno potrebbe maliziosamente pensare;
  5. Si tratta di una trasfigurazione “poetica”;
  6. Si riferisce agli inviti che l’amministrazione comunale ha fatto stampare per la riapertura della chiesa rimasta inibita al culto per diversi mesi a causa dei lavori interni;
  7. Salvatore Cascio, funzionario del Comune, coordinatore dei Beni Culturali e Ambientali;
  8. Non si tratta di una invenzione poetica, ma di effettiva realtà forse a pochi nota.

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