TERRASINI, CHIESA MADRE: DOPO 60 ANNI DI OBLIO RIPRENDE FORMA IL PRESBITERIO


«Grazie a mio Padre Agostino, che li ha salvati dal rogo, i pezzi del Coro della Chiesa, furono portati a casa nostra. Mio Padre, prima di morire me li consegnò. Io li ho sempre conservati e sono riuscita a restaurarne tre, ma mi dispiaceva che non fossero in Chiesa. Dall’aldilà, mio Padre sicuramente adesso è felice che siano tornati in Chiesa vicini al Signore, dove erano stati per tanti anni. E grazie a Don Renzo, il nostro attuale Parroco, che con amore e dedizione, ha fatto di tutto perchè i pezzi fossero restaurati e riportati in Chiesa. Grazie anche al Sig. Bonanno, il bravissimo falegname e all’architetto Marco Castello, che ha seguito i lavori. Grazie, veramente a tutti».

Con queste parole la Signora Anna Maria Di Stefano ci informa che gli scanni lignei, posti nel coro della Chiesa Madre di Terrasini, sono tornati alla loro originaria magnificenza.

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Gli scanni così come sono tornati a rivivere nel coro del Duomo

Un’altra Signora, che con tutta evidenza conserva memoria di quel che era il Duomo, commenta di essersi commossa. Non è la sola ad aver colto questa sorta di trasmutazione del tempo, della forma e dello spazio; questa trascolorazione emotiva che richiama la nostra infanzia.

E poi dicono che i miracoli non esistono. Certo, in questo caso è tutto terreno, tutto opera dell’uomo che, alla fine, riesce in qualche modo a cancellare le proprie macchie.

«Una importante opera di restauro», scrive l’architetto Marco Castello, che ha seguito i lavori insieme con l’eccellente artigiano ebanista sig. Bonanno su incarico dell’Arciprete Renzo Cannella«Restauro e riconfigurazione filologica del manufatto», precisa l’architetto, e anche le sue parole ci rimandano indietro nel tempo ancor prima di aver visto e soppesato il risarcimento avvenuto. Eravamo bambini e il coro, con i suoi maestosi scanni, era quello che, come in un flashback, ci torna oggi alla visione nel suo stato primitivo, e sembra quasi di toccarli e di risentirne financo l’odore.
Certo, è scomparso il grande arazzo che veniva srotolato in occasione del lutto quaresimale; si è sbriciolato sotto i colpi della mazza il pulpito; scomparse le balaustre di Carrara insieme coi maestosi lampadari forse di Murano … e l’antico pavimento …
Ma il vero misfatto è un altro: chi è nato anni dopo quei misfatti, è indotto a pensare che il Duomo sia sempre stato così come oggi lo vediamo, un po’ come sono indotti a credere – se nessuno lo spiega loro –  che il rito della “Festa di li Schietti” (o dell’Albero che dir si voglia, uno dei Beni immateriali della nostra tradizione culturale), consista in una banale quanto arida gara di forza misurata col cronometro.

ARAZZO QUARESIMA CHIESA TERRASINI

L’arazzo distrutto secondo la testimonianza di alcuni concittadini che ne hanno visto i brandelli diversi anni fa.

Nella metà degli anni Ottanta il giornale, quando Terrasini oggi si pubblicava in forma cartacea, si pose alla guida di un eterogeneo movimento di protesta. Allora, ovviamente, non c’era Padre Renzo Cannella, c’erano altri.

E noi vogliamo riproporvi le due pagine centrali di quel momento di denunzia civile, sperando che aiuti a capire che gli attentati al bello di ieri possono ripetersi, così come sempre più spesso si ripetono grazie all’indifferenza di molti. 

Era il 1986. Buona lettura.

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