FAMMI RARI UN MUZZICUNI … (8ª puntata) “Teatro, che passione!” … e altro ancora


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copertina fammi rari un muzzicuni

“Fammi rari un muzzicuni, ca ti cuntu un cuntu!” è il titolo del libro (464 pag.) di FARO LO PICCOLO pubblicato nel 2011 col Patrocinio del Comune di Terrasini. L‘autore (oggi ottantenne) raccontò i suoi personali ricordi a partire dalla Seconda Guerra fino agli inizi degli Anni Settanta del Secolo scorso. Essi furono da me puntualmente registrati, trascritti e rielaborati con la tecnica dell’intervista.
Ho così pensato, d’accordo con Lo Piccolo, di pubblicarne a puntate su questo blog gran parte di esso dal momento che, ancora oggi, sono in molti a richierlo (il libro è da tempo esaurito). Vengono rievocati fatti, ricordati luoghi e personaggi ormai del tutto dimenticati. Il libro, di taglio memorialistico (attenzione, non storico) è, a parere di molti e di non pochi esperti, il miglior lavoro di questo tipo finora pubblicato, che vede al centro Terrasini e i Terrasinesi con numerosi sguardi alla vicina Cinisi.



Teatro, che passione! … e altro ancora (8ª puntata)


 

Prima parlavi di chitarre e fisarmonica.

Il periodo estivo era per noi come toccare il cielo con un dito. Primo perché erano finite le scuole e la sera in piazza si teneva la riunione generale di tutti i giovani. Avevamo un “turismo” fantastico, non era il turismo di massa. A Terrasini veniva gente a villeggiare, erano tutti professionisti di Palermo, di Partinico, dei paesi più interni, ma tutta gente importante della borghesia medio alta. Affittavano o compravano case, avevano la cabina alla Ciucca e rimanevano a Terrasini tutta l’estate. Da Roma, ogni anno, venivano con la madre, Donna Giuseppina Impastato, anche le quattro sorelle che noi chiamavamo “le romane”: Camilla, Romana, Luisa e Paola. Fantastiche, tutte e quattro meravigliose. Donna Giuseppina Impastato Corrado (una delle figlie del dottore Rocco Impastato, sorella di Aldo, anche lui medico, ex sindaco) aveva un carattere che era la fine del mondo. Tra l’altro mi voleva un bene particolare. È morta diversi anni fa a novanta anni e nessuno si doveva permettere di dire che era vecchia. Spesso mi portava le bucce d’arancia fatte con lo zucchero, chiuse nei barattoli. Per me lei era un mito anche perché me la ricordavo da giovane quando aveva recitato nella compagnia ACIT (Azione Cattolica Italiana Teatrale), interpretando alcune parti.

[C’era don Michele Passalacqua, che era capocomico, Mommo Moceri, Mommo Leone, Mimmo Palazzolo, Alberto Cardinale, Pino Camilleri, Pino Consiglio, Pino e Nino Valenti, Titta Ruffino, Turiddu Favazza, Turiddu Di Ranno. Questi erano quelli che recitavano; poi c‟erano quelli che suonavano: Renato Moretti, Palminteri, Vicienzu Vitale (che aveva perduto una mano in guerra) e Giannuzzu Saputo chiamato u Stagninu che poi se ne andò a Brescia e tornò anziano: sunava u sassuòfanu. Questo gruppo recitò anche a Palermo e io, ragazzino, con mons. Bertolino, stavo con questo gruppo e la passione per il teatro per me incominciò in quel periodo, intorno al 1945-46. E mi ricordo che lavorai pure io a sistemare il primo teatro del dopoguerra: trovammo un magazzino enologico smesso, dove c’erano le vasche per il mosto, insomma un locale molto grande. Sistemammo dei tavoloni sulle vasche e poi, questo locale, destino volle che divenne un cinema, il cinema D’Angelo (dal nome del proprietario tornato dall’America); poi nei primi Anni Settanta diventò ingrosso della frutta di Isidoro Valenti. Quel teatro coinvolse allora tutti i picciuotti dell’Azione cattolica che erano guidati da un presidente eccezionale, Pino Valenti, che poi se ne andò in America. La sorella sposò Renato Moretti ed emigrò pure lei in America. I Valenti abitavano nella parte bassa della piazza, dove c’è quel palazzo con le colonne. Una famiglia agiata. Avevano un pianoforte che suonava con i rulli, una cosa non comune neanche per quei tempi. Quando mettevi un rullo, tu sentivi quelle musiche favolose e rimanevi incantato. E questo pianoforte esiste ancora, ce l’ha la signorina Serughetti, a Cinisi. Quando i Valenti emigrarono in America, lo vendettero a lei, compresi tutti questi rulli; i rulli a nastro, non credo ne facciano più: la fine del mondo. E questo Pino Valenti e suo fratello Nino, giocavano pure a pallone nella prima squadra di calcio, la prima che io ricordi, durante il fascismo: c’erano Sarino Caruso, Matteo Giliberti, Nino Di Giorgi, i figli di Gusmano (mastru Lisciànnaru), Terranova, Gianni Stella, un certo Totuccio, nipote di Angelina Tocco “Llallà”. Le partite si disputavano alla Chiusa dove, quando si finiva a terra, ci si rovinava. Era un campo assurdo. Negli Anni Sessanta, però (ci tengo a ricordarlo), lo sistemammo con mio compare Claudio Anastasi buon’anima, utilizzando i macchinari messi generosamente a disposizione dalla SABESA (se lo ricordano tutti, Tano Favazza forse era sindaco). Per portare la livellatrice a Terrasini, Claudio dovette farla transitare per la via del mare; fu un’impresa, ma si riuscì nell’intento e per circa vent’anni la Chiusa ospitò più di un campionato di prima categoria]. 

Prima, a proposito del pianoforte a rulli, hai citato la signorina Giuseppina Serughetti, di Cinisi (oggi in età avanzata, ma sempre in gran forma). Giusto l’altro giorno l’ho incontrata e parlavamo di te. Mi raccontava di quando ebbe, negli Anni Ottanta, un incedente d’auto. Tu, allora, avevi il negozio a Cinisi e ne fosti testimone. Ebbe alcune conseguenze non lievi. Qualche giorno dopo andasti a farle visita portandole in dono una rosa rossa di tessuto. Lei mi raccontava questa tua affettuosità con espressioni di grande dolcezza. Precisava, infine, di tenere ancora quella rosa in vista in un vasetto posto su un mobiletto nell’ingresso, spolverandone, di tanto in tanto, i petali con le dita.
(Faro sorride)

Sì, ricordo bene le circostanze. Mi fece una grande tenerezza quel giorno in quell‟incidente … Incredibile che esista ancora quella rosa. La Signorina è una cara persona!

A proposito del campo di calcio della Chiusa: ricordi qualche partita di campionato particolarmente tesa …?

Terrasini contro la Termitana, fuori casa, squadre di prima categoria. Partimmo con il pullman. Noi avevamo una squadra eccellente (siamo all’incirca nel 1954, io avevo 16 anni). Mio padre, mia madre, mia sorella di tre anni, partièvamu tutti, màsculi e fìmmini. C’era un tifo a quei tempi che non puoi immaginare. Non so se c’erano addirittura due pullman, tutti con bandiere, magliette rosso-nere.
Arrivammo a Termini cu tuttu ddu popolo di cristiani e incominciò la partita, grande spettacolo; insomma vincemmo 2 a 0. Finito l’incontro, i termitani invasero il campo. Me patri avìa a so fìgghiu Renzo in campo e l’àutri so fìgghi tra gli spettatori, quindi ti puoi immaginare. Vedemmo i giocatori termitani che si toglievano le maglie, vi facevano un nodo nelle maniche, vi infilavano delle pietre e le facevano roteare. A questo punto mio padre si vide perso, capirai … con tutta la famiglia! L’unica cosa che pensò di fare in quel momento fu di prendere la pistola (aveva il porto d’armi) e, immediatamente, si formò un cerchio di persone che si allargò mentre tutti quelli di Terrasini si avvicinarono d’istinto a mio padre che brandiva la pistola e urlava con voce tonante .. Aveva una voce, caro mio! Che poi sono sicuro che qualcosa l’avrebbe fatto, essendoci la famiglia coinvolta. Arrivarono i carabinieri e tutti che gridarono “a pistuolaaa a pistuolaaa a pistuolaaa!”. Mio padre venne fermato dai carabinieri e lui si giustificò dicendo che intanto aveva il porto d’armi e che nelle spinte e controspinte, non avendo la fondina, la pistola gli era scivolata dalla cintura e lui l’aveva naturalmente raccolta con le mani non potendola lasciare per terra. Tutti nella caserma di Termini. Ne uscimmo alle dieci di sera: interrogatori, telefonate, informazioni; sai quelle cose di allora che per ottenere un‟informazione ci voleva una giornata sana, non è cuomu uora ca basta ammaccari un buttuni e sai vita, morte e miracoli.
Però, grazie a me patri cu a pistuola, nun ci fuoru danni, perché erano così infuocati i Termitani che non capivano più niente, fìmmini, màsculi e picciuttieddi. Questo fu per noi un momento terribile, soprattutto per i più piccoli perché i genitori non sapevano come difenderli. E mio padre si comportò di conseguenza senza pensarci due volte.
Ci sono tanti altri episodi. C’è chidda di Sferracavallo unni iucai puru iu in questa partita. Siamo intorno al 1954-‟55.
Il campo era a mare, significa che se tu davi na zzicchittata a u palluni, iava a finiri a mari, nun c‟iera bisuognu ri ràricci un càuciu. Ci spogliammo, i ruobbi piegati messi nei sacchetti o nelle borse per terra fuori dal campo. A fare la guardia agli indumenti personali c‟era Adolfo Lo Iacono Michilìnu. Accadde che uno del luogo, di Sferracavallo, di cui si diceva fosse pugile, tutto che camminava così, sempre con un maglione con collo alto, a petto gonfio. Perciò, chistu ìu pî rruobbi; Aruorfu rapi u liccasapuni e suona: ci tàgghia u magghiuni, a cammisa e a màgghia ri sutta. Chiddu si talìa u piettu e a panza e menu mali ca un lu tagghiau ri rintra. E grazie a Aruorfu nni puottimu pigghiari u trienu pi turnari a Terrasini vistuti.
Adolfo si sentiva un eroe. E in qualche modo lo era: era il nostro “angelo” custode!

Ci sono, sicuramente, alcuni personaggi del calcio terrasinese che ricordi particolarmente …

1950. IL PRIMO A SINISTRA STEFANO RUGNETTA, POI VITALE E PALAZZOLO

1950. Il primo a sinistra il famoso Fuluzzu Rugnetta con Battista Vitale e Totò Palazzolo

Filippo (Fuluzzu) Rugnetta credo sia l’unico giocatore che possa vantarsi d‟avere giocato senza scarpe in un campionato di prima categoria. Siamo agli inizi degli Anni Cinquanta. Il periodo è quello dei campionati dove già c‟erano a dirigere la squadra Turiddu Favazza, Turiddu Di Ranno, l‟Azione cattolica … Ma poco prima c‟erano stati a dirigere i vecchi (ca puoi eranu picciuotti) tipu mastru Lillu, mastru Faru Cilluffo Zicca, Nuratu Evola, me patri … (cu c‟iera puru … che fondarono il circolo?). Loro fecero le porte, per l‟esattezza mastru Lillu … pali quatrati, cu ddi spigoli. Si fecero campionati di fuoco, da fuori venivano con i pullman di città.
Tornando a Fuluzzu (ancora vivo e vegeto) era unanimemente riconosciuto un campione di calcio, cioè era insormontabile …

Quanti anni poteva avere in quel periodo?

Tra i quindici e i diciotto anni.

Era pescatore, no?

Sì, era pescatore. Fuluzzu non poteva mettersi le scarpe, cioè per lui erano incompatibili, insopportabili. L’arbitro una volta, quando se ne accorse, fermò il gioco e non voleva farlo giocare. E Turiddu Favazza, Turiddu Di Ranno, me frati Renzo e altri a cercare di convincerlo spiegandogli che per Fuluzzu era intollerabile l‟uso di qualsiasi tipo di scarpa.
«Le scarpe sono qua, queste sono le scarpe» diceva Turiddu Favazza all‟arbitro, indicando i piedi callosi di Fuluzzu, c‟avìa tri gghirita ri caddi di supra e di sutta, ma era un terzino d‟ala formidabile, come raramente ne ho conosciuti. Pensa, si giocava alla Chiusa, ncapu a li pietri, ncapu … e lui ìava come il vento. Si legava un fazzoletto alla testa, i capelli ricci ricci ricci, ma il fazzoletto non lo metteva a bandana, lo avvolgeva a triangolo (u putissi pittari), se lo annodava dietro la nuca e davanti restava un triangolo a pizzo e colpi di testa che non puoi immaginare … e con i piedi scalzi. Quannu ci piensu, ma cuomu facìa? Contrasti … contrastava caro mio. Eppure lui giocò un campionato senza scarpe.
Un terzino che se fosse stato oggi (lo stesso vale per altri di quel periodo come me frati Renzo) …

… Avrebbero fatto strada.

Renzo, ad esempio, non volle andare a Palermo a giocare, ma neppure Fuluzzu Rugnetta e qualche altro come Franco Maggio u Palermitano che era un mediano di prim‟ordine; il fratello di Mimmo Segesta … Ma sai com‟è, nna i nuostri paìsi … tannu!

fig.2

Oratorio 1953. Da sinistra: Renzo Lo Piccolo, Carlo Cucinella, Gigi Moretti, Toti Grispo, Beppe Di Giorgi, Fuluzzu Rugnetta Vittorio Cracchiolo, Nicola Bommarito, mons. Bertolino (presidente), Aurelio Ziino (segretario), Totò Palazzolo, Battista Gusmano, Pino Bommarito, Gaetano Favazza, Salvatore Di Ranno (cassiere).

Torniamo al teatro?

Al teatro …?! L‟ACIT arrivò a rappresentare opere che non avevano nulla a che fare col repertorio del solito Martoglio. Me ne ricordo una che trattava di un matrimonio in cui lo sposo non voleva sposarsi (io ero un ragazzino di 7-8 anni e mons. Bertolino mi consentiva di stare lì perché mi davo sempre da fare. Mio fratello Renzo, invece, non mi voleva perché era più grande, juniores (allora l‟Azione cattolica, per il gran numero di iscritti, fu suddivisa in gruppi: Fiamme bianche, aspiranti, juniores, seniores, uomini). Mons. Bertolino gli diceva: «Ma lascialo stare».

[Giocava a pallone con noi, si alzava la tonaca e currieva r‟arrieri a u palluni. Cu ddà tuònaca isata era uno spettacolo. Mons. Bertolino era per noi dell‟Azione cattolica … una persona che so … di un altro mondo. A parte i giochi di prestigio che ci faceva, perché ne inventava uno al minuto, era serio, determinato …
C‟era un quadretto sopra l‟acquasantiera della chiesa col titolo del cinema: “SOLO PER ADULTI” e c‟erano le letterine di plastica dura, indimenticabile. Il quadretto era foderato di velluto, un poco più grande di questo quadro che vedi qui e c‟erano delle righe fitte e lui aveva le letterine di plastica verdi e rosse: metteva il titolo del film, e ste letterine avevano un pinnacolo dietro, si infilavano in queste righe direttamente: tale cinema «V-I-E-T-A-T-O» e un ci putievi iri e bisognava osservare quel che c‟era scritto ddà.
E come non ricordare, a questo punto, il mio delegato dell‟Azione cattolica (io aspirante): era un giovane sui18 anni che già allora si distingueva per intelligenza e capacità. Si chiamava (si chiama) Gino. Chi l‟avrebbe mai pensato che, entrato in quel periodo nel Seminario di Monreale, sarebbe un giorno diventato l‟Arcivescovo Gino Bommarito?!].

E allora … parlavamo di quell‟opera teatrale … c‟era un matrimonio … In questa rappresentazione c‟era pure la Signora Giuseppina Impastato Corrado?

Credo … credo di … no. Lei di solito leggeva tutti i pezzi della “Centona” di Martoglio. Ce l‟ho viva, sempre viva … E allora finalmente si sfascia u matrimuòniu e attaccano a suonare Renato e Palminteri con canti che parodiavano alcune aree di opere liriche. Applausi a non finire. Era tutto fatto dai giovani di allora, i soliti, Turiddu Favazza, Turiddu Di Ranno, mio fratello Renzo, tutta quella classe che andava dal 1932 al „35, Mommo Moceri, u sartu, e ci si divertiva in una maniera fantastica, cioè il popolo di Terrasini non aveva niente, non c‟era niente, però bastava mons. Bertolino per darti quello che ti bisognava per svagarti.
E le cacce al tesoro …? Ne abbiamo fatta una che oggi, solo a pensare di come fu organizzata … Una caccia al tesoro che iniziò dalla Ciucca tutti a squadre, tutti con i fischietti che suonavano in maniera diversa. Dove li andò a trovare tutti sti friscalietti? Chi trovava un messaggio fischiava per indirizzarci.


Alla prossima con “Sanzonati a Siracusa”


 

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