STAZIONE ZUCCO: E Se Tornasse a Funzionare? Su Facebook Rimbalzano Alcune Proposte, Ma Lo Zibibbo Del Duca Non C’è Più


Qualcuno ha la fruttuosa idea di pubblicare su Facebook due foto della vecchia Stazione dello Zucco accompagnandole con un breve commento. Questo è uno dei rari casi in cui Facebook, se usato con intelligenza, può offrire ottimi spunti. Francesco Loria – già impegnato su analoghi versanti afflitti dall’incuria – è fra coloro che lo hanno compreso. E così, grazie a quelle due semplici foto, si sviluppa un breve, ma fruttuoso scambio di proposte-flash.

zucco 2 foto e imperatomuseo

Enri d'Orleans Duca d'Aumale


D’improvviso, sotto l’inestinguibile brace della memoria, si riaccende anche la minuscola stanzione dello Zucco guardata a vista da un maestoso pino.

Ci eravamo quasi dimenticati dell’esistenza di quei binari, di quei muri miracolosamente ancora in piedi, ma a dispetto di tutti è ancora lì la stanzioncina, immersa nell’abbagliante silenzio della solitudine che la circonda insieme con la selvaggia verdura. Quei binari dolcemente curvanti ci raccontano la storia del luogo  … E così riaffiorano lo zibibbo, che non c’è più … il passito … il Duca.

Nostalgie bucoliche più o meno giovanili, pie intenzioni di cui sono lastricate le nostre strade e che, come altre, finiranno per essere scaraficate dall’insipienza dei più. Forse, ma non farsi tentare dal sogno sarebbe ugualmente colpevole.

E così echeggiano tante storie, come quella che, in calce, pubblichiamo. È tratta dal libro cui spesso il nostro giornale ricorre, ritenendolo una miniera inesauribile di riferimenti alla microstoria del nostro territorio.

Ma ecco alcuni dei commenti comparsi su Facebook nella giornata odierna, ad iniziare dal primo, che ha dato l’input.

FRANCESCO LORIA: «Archeologia Industriale, vecchia Stazione dello Zucco. Se le riqualificazioni delle aree urbane degradate passassero per il riuso alternativo, conservandone memoria».

zucco 5 fs historical stagniwebLuigi Culmone: «Bellezza folgorante…»
Francesco Loria: «La presenza di un itinerario suggestivo come quello del Monte Palmeto, si sposerebbe benissimo con la stazione dismessa, creando rete tra turismo industriale, paesaggistico e naturalistico»
Giacomo Palazzolo: «Monte Palmeto-Baia di San Cataldo un osmosi perfetta per valorizzare ancor di più il dono che ci ha fatto il Grande Architetto».
Antonio Catalfio: «Invece potrebbe essere riattivata come stazione ferroviaria al centro del parco».
LORIA «Si collocherebbe bene al centro del progetto, potrebbe diventare polifunzio nale».
Palazzolo: «Pensate se fosse riattivata e se i treni passassero ogni mezz’ora quante macchine di provincia non entrebbero più a Palermo. Quanta indipendenza quadegnerebbero i giovani e le famigli: devi accompagnare tua/o figlia/o a Palermo. Devi riprendere tua/o figlia/o a Palermo. E potremmo continuare all’infinito …. Io per l’iniziativa ci sono».
Culmome: «Potrebbe essere un piccolo museo sugli ORLEANS».
Francesco Cicerone: «Che importa in quale comune si trovi. È un posto suggestivo, di una bellezza incredibile . È un luogo al centro di tre forse quattro territori e comuni. Con un finanziamento ed un progetto, una cooperativa di giovani, si potrebbe rimettere in sesto ed in funzione e trasformarla in una stazione di turismo lento, rurale, culturale(Orleans, concordo)».
Toti Costanzo: «Giacomo Palazzolo, penso spinto da razionalità e buon senso in quanto all’epoca molto giovane, ha esattamente rappresentato nel riproporre la rifunzionalità di questa linea ferroviaria, quanto già ipotizzato dalle FFSS circa 40 anni or sono. Ho ancora davanti (avevo perfino conservato una copia del GDS dell’epoca ma che non trovo più) l’ipotesi progettuale rappresentata dal giornale che era di realizzare la Metropolitana di superficie che da Palermo arrivasse ad Alcamo diramazione passando per Cinisi-Terrasini, ovviamente la stazione dello Zucco per i passeggeri di Montelepre e Giardinello, Partinico, Trappeto, Balestrate, Alcamo Marina, Castellammare e infine Alcamo diramazione. Un’opera di straordinaria efficacia e funzionalità. La Metropolitana si fermò a Punta Rais e non se ne parlò più né vi fu una incisiva, costante e pervicace azione delle amministrazioni delle città costiere che di quel progetto se ne sarebbero avvantaggiate non solo per il turismo balneare ma soprattutto per raggiungere, come scrive Giacomo, rapidamente la città di Palermo con tutti i benefici connessi specie per il pendolarismo. Aggiungo: quando come Osservatorio sviluppo e legalità G. La Franca” nel 2003 presentammo all’ARS il Progetto denominato “Distretto culturale del Sole” (uno straordinario puntiglioso lavoro progettuale di sviluppo di tutta l’area del Golfo di Castellammare che da Cinisi arrivava a S. Vito Lo Capo) ipotizzammo non solo il recupero della stazione Zucco ma quello del bellissimo magazzino stile Liberty annesso alla stazione ferroviaria di Partinico anch’esso abbandonato al degrado non svolgendo più alcuna funzione. Un patrimonio, insieme ai diffusi “caselli” che, come le nostri Torri, andrebbero recuperati da una Regione che é stata sempre disattenta, a volte ostile se non addirittura plebea e clientelare, così come disattente sono state fino ad oggi tante nostre amministrazioni locali che non hanno, se non in qualche pallida occasione, comunicato tra di loro in maniera solidaristica e produttiva a difesa dei nostri territori carichi di storia e di potenzialità».

zucco 3 wikipediaDa “Fammi rari un muzzicuni, ca ti cuntu un cuntu” il ricordo di Faro Lo Piccolo con l’intervista condotta da Giuseppe Ruffino (2011)

Lo zibibbo del duca d’Aumale

enri 2[…..] Ma non finisce qui. Quando nel 1889 morì il duca Henri d’Aumale, figlio cadetto del re di Francia Filippo d’Orleans, rifugiatosi per motivi politici nel feudo dello Zucco, la vasta produzione di zibibbo da lui impiantata in quella zona per ottenere il famoso vino Moscato Passito, fu proseguita ancora per molti decenni dai coltivatori locali. Il duca era diventato un esperto cultore di questo vino che rese famoso esportandolo in tutta Europa (lo stabilimento enologico si trovava proprio a Terrasini, nell’omonimo Palazzo che prese il suo nome. Logisticamente luogo ideale per imbarcare il vino e spedirlo via mare e, a tal proposito, si favoleggiano cunicoli sotterranei che, dalle cantine dello stabilimento, giungevano direttamente nella cala sottostante, accanto ai faraglioni).

enri 3Per inciso, il duca morì allo Zucco e la salma fu trasportata poco dopo in Francia, nella città di Schantilly. Ai tempi del sindaco Carrara si avviò il gemellaggio con quella cittadina nel marzo del 2000. Una nutrita delegazione, guidata dall’allora sindaco, si recò a Chantilly (dove esiste una importante biblioteca intitolata al duca). Poi, però, non mi risulta che le successive amministrazioni abbiano proseguito nel perfezionamento di questo gemellaggio.

Dicevo che la produzione, nonostante la sua morte, proseguì per decenni anche in buona parte di Contrada Gazzara. Tutte le zone più impervie erano coltivate a vigna di zibibbo; tutto il vallone del Nocella (ca uora addivintò na macchia mediterranea), ma no a terrazzamenti, accussì, a scìnniri. Io mi ricordo ca carriava u zibbibbu nna sti viuola tutta acchianari ri sta maniera. Tutto Milioti (quel pianoro che si trova grosso modo di fronte a Città del Mare) era coltivato: una parte a vigna di zibibbo, una parte ulivi e una mandarini. Apparteneva ad una baronessa (di cui mi sfugge il nome) [….].

Quindi, dicevo, uscito di scena Henry d’Aumale, la gente di Terrasini continuò a coltivare lo zibibbo per molti anni. Lo zibibbo veniva spedito in tutta Italia e, ne sono certo, anche all’estero.

Come fai ad esserne certo?
C’ero io alla stazione a contare le gabbiette …

Ma, scusa, tu che avevi a che fare con lo zibibbo?
Ci avevo a che fare perché mio nonno, i miei zii, mio padre, oltre ai limoni, avevano preso ad occuparsi dello zibibbo che inviavano ovunque, essendo esportatori. Prendevano tutto questo zibibbo …

Paragonabile a quello di Pantelleria?zibibbo
Certo, nulla da invidiare … era lo stesso ceppo e poi il terreno argilloso faceva il resto. Sono convinto che da qualche parte quocchi zuccarieddu ancora si trova picchì a vigna un muori mai, ah …!
[……………….].
Negli Anni Sessanta finìu tutto come d’improvviso.

Il motivo?
Non c’è un unico motivo. Forse anche la peronospora fu determinante, tanto che i produttori, disfizziati, abbandonarono tutto; oppure problemi di mercati, di concorrenza con le isole minori; di costi di distribuzione.

D’Aumale faceva il vino Passito con lo zibibbo che inviava in tutto il modo, soprattutto in Francia dove ancora oggi è molto apprezzato. Ma perché si chiama passito?
Lo zibibbo veniva fatto maturare oltre misura, fino a che gli acini erano quasi appassulinati … passuluna. A quel punto si faceva il vino liquoroso “passito” (da passuluna, dunque). Il duca questo faceva, il passito, mentre gli agricoltori, al tempo di mio padre e mio nonno, lo producevano soprattutto come uva da tavola. Poi, sempre i nostri agricoltori, fecero un viticcio bastardo chiamato “precoce”, con un sapore molto simile allo zibibbo e con acini più piccolini. Però aveva la particolarità che tra giugno e luglio si poteva raccogliere e mangiare (per questo si chiamava precoce) [….]

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