FAMMI RARI UN MUZZICUNI … (6ª parte). “Buio per Turiddu Giuliano e l’innamorata”

 


copertina fammi rari un muzzicuni

Le precedenti parti 1ª,2ª,3ª le trovate pubblicate sulla pagina Facebook “Terrasini in Pagine” (clicca QUI).

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Buio per Turiddu Giuliano e l’innamorata

È anche il periodo nero del bandito Salvatore Giuliano che imperversa ovunque. Ricordi, per caso, qualche particolare episodio, non so … rapimento o altro, verificatosi a Terrasini?

 A Terrasini nessun rapimento: Giuliano non li permise poiché a Terrasini aveva l’innamorata …

Questa è nuova …

Devo però precisare che nel 1946 un rapimento a scopo di estorsione ci fu. Fu a danno del dottor Giuseppe Palazzolo, chiamato Pippì, figlio del farmacista Palazzolo, Occhiruossi. Ma fu un rapimento anomalo, fatto in località “Zucco”, nei terreni di loro proprietà. Il giovane dottore fu liberato dopo un paio di mesi, tornò piuttosto malconcio e poco dopo si trasferì in una città del nord da dove non avrebbe più fatto ritorno. Questo rapimento, dunque, fu eseguito da una banda locale collegata a Giuliano prima ancora che lo stesso iniziasse gli incontri con l’amante a Terrasini.

Vuoi dire che Terrasini doveva restare una specie di “zona franca”, tranquilla, senza troppi controlli che disturbassero i suoi appuntamenti amorosi?

Beh, certamente. E veniva spesso. Lui aveva l’amante e veniva a trovarla. Il fratello di questa innamorata, che poi fece parte della banda, fu arrestato e scontò un bel po’ di anni di carcere. Quando Giuliano veniva a Terrasini, un certo amico, dipendente della Società Generale Elettrica di Terrasini, lo aiutava (ma, attenzione, costui non faceva parte della banda, era un suo amico, o per lo meno, lo conosceva molto bene in quanto, Giuliano, aveva lavorato come manovale per quella società. In pratica Giuliano collocava i pali per l’elettrificazione prima che i carabinieri tentassero di arrestarlo perché faceva la “borsa nera” ). Sta di fatto che tutte le volte che Giuliano veniva di notte a Terrasini cu a imìenta, lui lo copriva, lo agevolava. Giuliano veniva da Mircieni dopo aver percorso le montagne di Montelepre, scendeva da Gazzara e pigghiava n’anticchia di strada statale e s’infilava nnâ Vaniedda ri Raddi; arrivava fino all’altezza dell’Oratorio (che allora non esisteva), dove invece c‟era (e c’è ancora, ma in disuso) una cabina elettrica in muratura che dava la corrente a mezzo paese. Si facieva attruvari dduocu, staccava la corrente e si nfilàvanu nta u iardinieddu ri Alonci e, camina ca ti camina, iardina iardina, arrivavano nella casa dell’amico in Via Palermo. Lì abitava l’impiegato. Giuliano saliva le scale nel retro, trasieva, si sistimava, si mpupava … u paìsi a u scuru e iddu si nni iava unni avìa agghiri, cioè dall’amante che stava lì vicino. L’amico in seguito, dopo la morte di Giuliano nel 1950, venne arrestato per favoreggiamento e passò qualche anno in galera. Ma, ripeto, non era organico alla banda.

Per rischiare tanto doveva essere una gran bella donna, immagino.

Bellissima … bionda … Me la ricordo. Se esiste ancora, dovrebbe essere ultra ottantenne. Poi, per molto tempo, dopo la morte di Giuliano nel 1950, abitò nel Corso, proprio accanto alla casa del nonno materno di mia moglie. Ogni tanto la polizia bussava per errore nella casa del nonno e ciò si ripeté spesso dopo l’eliminazione di Giuliano. In realtà la polizia effettuava saltuariamente perquisizioni notturne nella casa della ex amante alla ricerca del fratello di lei e così il nonno, ormai abituato a ddi tuppuliuna notturni, senza neppure alzarsi dal letto gridava: «Cchiù ssupraaa!».

A Palazzo d’Aumale ci fu, in tutto quel periodo anteriore e successivo alla morte di Giuliano, un nucleo di polizia dove portavano tutte le persone arrestate per interrogarle. Cerano legnate, caro mio! I pulizziuotti cchiù picciuotti chi niscìanu ri ddà, cuntavanu certi cuosi …! Con gli asciugamani cu l’acqua salata … i cristiani si i purtàvanu cu a barella e nuàutri picciuttazzi chi gghiàvamu a taliari ddà ssutta. Il nucleo rimase là fino al 1953-‘54. L’unico dei poliziotti che si stabilì qui, sposando una terrasinese, fu Salemme, il padre di Claudio e Salvo.

Ma qual era il clima a Terrasini in quel periodo? Che sensazioni ti sono rimaste? Che ricordi hai?

A ddi tiempi, caro mio, ai tempi del contrasto al banditismo, c’era una cosa: con una semplice denuncia, anche la più banale, ti pigghiàvanu, ti mittièvanu rintra e nun sapievi cchiù quannu niscievi, ah! Non è che è come ora, con tutte le garanzie possibili… e previste. C’era una distorsione della legge a causa della banda Giuliano. A Terrasini, come ti ho detto, c’era il nucleo di pubblica sicurezza, e bastava na fissaria pi pigghiari un cristianu e arristallu. C’era un certo colonnello (non so come si chiamasse) che stazionava nella nostra zona … U putissi pittari a chistu: u monocolo misu, u frustinu sutt’ascidda … Peppe, tu, a vedere quest’uomo imperioso con gli uomini suoi …

Un giorno mi trovavo a Cinisi (siamo esattamente nel ’51), Giuliano morto, la repressione ri ncapu a sti muntagni … i rastrellamenti erano a pettine e si scinnièvanu decine e decine di persone tutte ammanettate con una catena lunga, no ammanettati ognuno pi cuntu suo … unu appriessu a nnàutru. Sembrano le sequenze di un film quello che ora ti racconto. Piazza di Cinisi. Ci sono i camion, quelli con i teloni, e questi fermati vengono fatti salire sui camion. Tra questi c‟è uno di Terrasini, un certo Vito Iacopelli (non so se è ancora vivo). Presente all‟operazione il colonnello di cui dicevo. Questo ragazzo di diciotto, diciannove anni, si rivolge ai poliziotti, credo, per protestare la propria totale estraneità (forse lavorava in montagna in qualche mannara). Tu â bbìriri stu colonnello cu stu monocolo, pìgghia ddu frustinu chi tiene sotto l‟ascella e come un fulmine ci cafudda un cuorpu, caru mìu, ccà, nella fronte … ci la rapìu, ccà, e il sangue usciva a fiotti. Allora con i rastrellamenti … se tu non avevi documenti addosso, eri rovinato. M’impressionò quella scena.


ALLA PROSSIMA PUNTATA

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