L’OPINIONE di Salvo Brunetti: «Troppi depuratori in pochi chilometri, troppi i possibili danni»


Lo scrive su Facebook l’ing. Salvo Brunetti, esperto nella conduzione di impianti di depurazione. Riprendiamo e rilanciamo le sue puntuali considerazioni sul problema “depuratore consortile”.

distanza depuratori

 


brunetti

di Salvo Brunetti *


 

La realizzazione di un impianto di depurazione, la scelta del suo sito e della tecnica di depurazione è una scelta destinata a condizionare lo sviluppo socio-economico di intere collettività.

La depurazione delle acque oggi non può essere vista come la semplice pulizia delle acque di fogna al fine di scaricare acqua “pulita” in mare, ma deve essere vista come un’opportunità di sviluppo.

Il nostro territorio vive di turismo … grazie al nostro mare, alle nostre spiagge, alle nostre coste …
È ormai un mantra che sentiamo e ripetiamo quasi quotidianamente, ma cosa facciamo nella realtà per migliorare la qualità del nostro mare, delle nostre spiagge, delle nostre coste?

Ecco, la realizzazione di un impianto di depurazione consortile potrebbe essere una prima risposta a questa domanda. Cerco di spiegare il perché.
Ipotizziamo che i Comuni di Cinisi e Terrasini siano dotati ciascuno di proprio impianto di depurazione, il Comune di Cinisi con l’impianto nei pressi della zona aeroportuale e il comune di Terrasini con l’attuale “impianto” nei pressi del Villaggio dei Pescatori. Con buona approssimazione ciò vuol dire che, nell’arco di soli 2 km, avremmo due scarichi da impianti di depurazione. Se a questi sommiamo gli impianti di Carini, Balestrate e Trappeto, avremmo 5 impianti di depurazione con scarico a mare concentrati in pochi chilometri.

Non conosco la tecnologia di depurazione degli impianti esistenti, ma di certo bisogna considerare che non sempre un’acqua depurata è innocua per il mare, infatti determinate caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua depurata (il più delle volte ricche di fosforo e potassio) potrebbero alterare irreversibilmente la flora e la fauna marina, provocando la formazione di alghe e/o mucillagine (fenomeno già verificatosi negli anni in diverse zone d’Italia), con conseguente morìa di fauna marina. Non oso pensare il danno economico che i nostri comuni avrebbero con la spiaggia Magaggiari, la Praiola, Cala Rossa, invasa da alghe!

Al fine di evitare questo fenomeno la soluzione sarebbe semplice: ridurre il numero degli scarichi a mare e recuperare le acque reflue, riutilizzandole per usi irrigui e industriali (pulizie delle strade, etc..). In questi giorni si parla di siccità, delle scarse piogge, pertanto continuare a pensare di buttare l’acqua è un sacrilegio. L’acqua va recuperata e riutilizzata.

In questo senso, unificare i finanziamenti dei Comuni di Terrasini e Cinisi consentirebbe di realizzare un unico impianto di depurazione (con un notevole risparmio sui costi di gestione!) che preveda il riuso delle acque e conseguente approvvigionamento idrico nelle zone circostanti ad oggi costituite da vegetazione. Aggiungo, inoltre, che sarebbe l’occasione per pensare di realizzare nei dintorni del depuratore un parco urbano, un polmone verde che farebbe da contro-altare agli inevitabili inquinamenti atmosferici.

Forse è arrivato il momento di iniziare a ragionare con la testa più che con la pancia, guardando oltre il proprio naso e dimostrare che veramente abbiamo a cuore lo sviluppo del nostro territorio, piuttosto che far riemergere campanilismi e divisioni che solo danni possono continuare a portare ai nostri territori.


(*) È stato consigliere comunale nel trascorso quinquennio amministrativo.


 

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