«Cummuògghiati, ca c’è friddu!»


penna-e-calamaio

Racconto Breve
di Giovanni Leone


 

 

CUMMUÒGGHIATI, CA C’È FRIDDU!
(Copriti, che c’è freddo!)

uomo con bavero alzatoSto alla scrivania, ho clienti. Siamo nella fase convulsiva della scelta dei colori delle ante, maniglie, pomelli, piedini, ecc. per la scelta di una cameretta per ragazzi.

Eravamo stati molto bravi fino a quel momento: in mezz’ora avevamo sviluppato tutto il lavoro di progettazione. In una stanza 3×2 ci abbiamo infilato: due letti, di cui uno a scomparsa, una cabina armadio, una scrivania con annessa boiserie e mensole a non finire.

Lui, 5 anni, scapestrato, testone, ostinato e con la visione del mondo proprio di un bambino di 5 anni. Vuole le maniglie a forma di ragno (come Spiderman); adora il rosso e il giallo (tipo Ironman), vorrebbe pure le ante dell’armadio a forma di scudo (tipo quello di Capitan America).
Lei, 11 anni, un fiore, adora il rosa  e il bianco, vuole le maniglie a forma di cuore, la tenda ricamata, l’abat jour sul comodino e lo specchio in foglia argento.

Intuisco che sarà dura, ma mentre cerco di tamponare assieme ai genitori, vengo attratto da altre persone che entrano. Le scorgo a distanza, sono in due, le conosco e so già che non sono qui per acquistare, ma per un saluto al volo e neanche per me. Dunque dalla saletta adiacente sento in lontananza i discorsi che si intrecciano. Fratello e sorella, lui 75 anni, lei 87. Da qualche settimana non si vedono e si stanno raccontando gli acciacchi.
Conosco bene sia a loro che i loro acciacchi!

Tornando al mio lavoro, la diatriba continua tra Alice nel paese delle meraviglie VS Capitan America e siamo ormai tutti stanchi, nessuno dei due vuole scendere a compromessi, ormai vola pure qualche grazioso insulto.

Mi estraneo per qualche attimo con delle mie congetture; il mio cervello sta lavorando in altre direzioni.

Ascolto contemporaneamente i due anziani fratelli che stanno nella stanza accanto e i giovanissimi fratelli davanti a me: mi assale una strana sensazione. Nel mio immaginario utopistico e fantascientifico vorrei che la coppia più giovane guardasse e ascoltasse quello che hanno osservato i miei occhi: gli anziani, concluso il breve incontro, si dirigono verso l’uscita. Lui l’accompagna fin sulla soglia e lei, con naturale destrezza gli alza il bavero del cappotto e gli dice: «Cummuògghiati, ca c’è friddu!».

E ai due ragazzini che ho davanti vorrei spiegare (ma è impossibile) che un domani ci saranno poche persone che rivolgeranno loro questa “frase magica” e che spesso sarà un fratello o una sorella: Cummuogghiati, ca c’è friddu.

Ma cummuògghiati, ca c’è friddu non lo dici a tutti e, naturalmente, non tutti te lo dicono, perché non è da tutti e per tutti.

È una raccomandazione per pochi fortunati, una affettuosa premura che in tutta la tua vita ti avranno rivolto un milione di volte un pugno di persone che non superano forse le dita di una mano.

Ma i due giovanissimi non lo sanno, come d’altronde tutti noi alla loro età.


 

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