Ancora Felix Bruckner. Oggi «FREEBURDILLIFERO»

 


Felix Bruckener torna fra noi con due nuovi racconti di taglio del tutto diverso dai precedenti che ci ha offerto nelle settimane trascorse sulla Baia di San Cataldo. Il primo – che pubblichiamo oggi – si intitola «Freeburdillifero» (sottotitolo “Diario di bordo. Note bastarde per naviganti navigati”); il secondo – che pubblicheremo la prossima settimana – si intitola «Treni». Nulla di fantasioso – tiene a precisare l’autore – ma annotazioni da “diario di bordo” tratte dal vivere quotidiano. Bruckner sperimenta in questi due brevi spaccati di vita un suo personale stile linguistico-narrativo in cui ricorrono di tanto in tanto (ma non in modo invasivo) espressioni dialettali mescolate al “parlato” regionale, specchio dei tempi e dei luoghi. Ci auguriamo che continui ad inviarcene altri, così come ci si augura che altri seguano il suo esempio, tirando fuori dal cassetto le loro composizioni (non necessariamente di narrativa). Terrasini oggi sarebbe felice di riceverli e pubblicarli. (GiuRu)


freeburdellifero

FREEBURDILLIFERO
Diario di bordo (note bastarde per naviganti navigati)

di Felix Bruckner
___________________

Domenica, finestate, alle cerca di uno qualsivoglio posto freeburdillifero per rilassarsi e mangiucchiare, sine niuna particular necessidate.

Ecco, comincia così una tranquilla passiata automobilistica alla ricerca, ma non necessaria, di una sedia e di un tavolo, dove mettersi in stand by e dare refrigerio alle voci iatali dello stomaco vacante.

Incocciamo una strada salitiera e spuntiamo in un nulla anonimo fatta piazza, slargo, passaggio, con posteggio auto annesso.

Quinte di muri con storie sconosciute. C’è un luogo di ristorazione. Nome stampigliato nei margini svolazzanti della cappottina ombrellifera un po’ annerita e provata: posteggio gratuito. Nessuna ombra di abusivo “mu paghi u café?”.

Il frontale al ristoro è la facciata bruttura del palazzo comunale (ma perché nel bel paese italico devono affiorare simili obbrobri architettonici?!).

Un poco di verde assolato e triste circonda uno spazio incappottato a marmo pietroso, dove spunta una stele, sulla cui cima troneggia una statua dell’Immacolata incinta con lo sguardo rivolto verso un’antica vestigia di monastero.testo

Leggo la targa appizzata a fronte: “Eretta dal maestro Salvato nel 2000, il cuore di ….. (nome del Comune) a Maria Immacolata per proteggerci dai sussulti di nefasta giornata. (??? scossa di terremoto??!, botta di diarrea comunale???).

C’è da salire alcuni gradini e ci si ritrova in un terrazzamento rigorosamente cementato dove, seduti attorno a tavolini stile casa di campagna dello zio Rosario, insistono alcuni avventori family over size, che ingoiano e masticano silenziosamente silenziosi le loro porzioni di menù fisso 8 euri.

C’è una ottuagenaria coppia di antico stampo, in zona finitoria, con accompagno di un giovane. Seduti a posatutto una coppia di massicci avventori. Anche loro consumano senza sussurri e grida (Psyco ancora è da venire da queste parti).

C’è un jukebox che pretende di affacciarsi da una delle porte spalancate del ristoro. È un finto vintage. Non ha al suo interno i magnifici vinili 45, ma un lettore cd e lancia a palla voci di cantanti/canzoni degli anni che furono. Ecco la lista che riuscii a stilare: Camaleonti, Rod Stewart, Paul Anka, Fausto Leali, Massimo Ranieri, Edith Piaf, Gli Stadio, Makarena, e musica varia latino americana caraibica afrobrasileira.

Ad un certo punto, forse perché tutti gli avventori avevano rivolto lo sguardo verso lo sparamusica (era veramente a palla, e alla lunga le frantumava). il locandiere corse ad abbassare il volume a tono di soft club, così da permettere una salutare rilassatina sospirosa comune.

freeburdellifero2 - CopiaTempo di sedersi e si presenta, con annessa panza rigorosamente untuosa, il gestore, che prende la comanda e si rimaterializza prestamente con nell’ordine: tovagliato bianco cartaceo (poi allordare a sazietà, tanto lo jetto doppo nel cato ra munnizza). Forchette e coltelli di indefinita marca e lega. Stuiamusso di bianco cartaceo composto, marca hard discount. Quartini birra Best Brau prodotta in Germania per Hergstell und Werbackt, distribuzione Eurospin. Acqua frizzante (lievemente) di Altavilla Milicia, imbottigliata a Verona e venduta in Sicilia (tipico caso di cibo a Km 0).

Perché tutta questa analitica descrizione? Ma … forse perché non riesco a definire l’aria che si respira … È un sospeso senza sospensione, né tempo. Senza ma … senza assenza né presenza. Insomma una istantanea senza dimensione. Nuvole vuote nel tempo indefinibile.

Ore 14,30. Passa un umano con gli occhi a palla (termine tecnico: buttunusi), dentro una fiat punto grigia. Alza lo sguardo e si accompagna da solo, avvolto da un sottofondo di musica partenopea a volume tascio, sguardo sul languido lussurioso andante. Il tempo scorre … lento … assolato.

Sale le scalinate di accesso al pistio un tipo con una maglietta color verde fosforescente impossibile. Si accompagna a un trio di donzelle ocheggianti simil straniere, dalla pelle scottata, genere gambero rosso. Il tipo parla, con intercalate facciali comiche menzognere, un improbabile inglese alla renzisiculopanormus. È un programma a sé. Ma vivacizza il grigiore sporco della piazza. La fa apparire meno assente.

Il capo della famiglia over size ha controllato che tutti i componenti del quartetto familiare abbiano compiuto il rito. Quindi attacca a fumare da una elettronica modello giga narghilè, seguito dalla moglie che si assicaretta per i fatti propri.

Il luogo continua a preferire la sua assenza e la sua ricercata distrazione. Il tempo trascorre beato e languido. Rilassato. Lento. Il mondo burdellifero non è presente. Sgranocchio pietanze in formato mini. Meglio, ultimamente noto una certa propensione all’ingrasso.

Non accade nulla, il tempo si cristallizza fino all’arrivo della cameriera. Profilo, comprensivo di capello, alla Fausto Coppi. Longilinea. Tutta grembiule nero vinicolo e andatura Masai. Si materializza da una ennesima ulteriore porta, con persiana diroccata e smunta color verde malva ‘npurvulazzata, sempre con quella fantastica andatura Masai. Tiene in mano due bicchieri plasticatrasparente di granita ghiaccio tritato con limone. Appoggia tutto sul tavolo. Cucchiaino rigorosamente di plastica bianco. Caffè? – sì, grazie due! Il mio corpo alloppiato registra il tempo della siesta. Sono rilassato, sazio, sereno. Mi è bastato poco per essere in pace con il mondo.


 

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