Rosa Vitale: il Coraggio di una Donna siciliana approda in Emilia e a Montecitorio

 


Vera Abbate e Francesca Randazzo dalla Sicilia a Sala Bolognese (BO) e Montecitorio per raccontare il coraggio delle donne nel ricordo di Rosa Vitale. Evelin Costa ha raccolto le impressioni di Vera e Francesca.

Venerdì 24 e sabato 25 novembre Vera Abbate e Francesca Randazzo, entrambe di Cinisi, hanno portato la loro voce e quella di Rosa Vitale a Sala Bolognese (BO) e poi a Montecitorio, dove sono state invitate dalla Presedente della Camera Laura Boldrini in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, durante la quale il Parlamento ha ospitato più di mille donne tra vittime di violenza, testimoni e appartenenti ad associazioni che si battono contro la violenza di genere.

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Rosa Vitale in una foto-tessera degli Anni Cinquanta del Secolo scorso

 


EVENTI a cura di Evelin Costa


 

Rosa Vitale fu una ragazza che a Cinisi nel 1939 si ribellò al suo violentatore, rifiutando il matrimonio riparatore. Era questa una consuetudine che avveniva nella Sicilia di un tempo, un uomo “metteva gli occhi addosso ad una ragazza”, la rapiva e la violentava, a quel punto la donna era costretta a cedere e sposarsi con il suo aguzzino per salvare il proprio onore e quello della famiglia di provenienza.

Vera Abbate, la figlia di Rosa, ha conosciuto questa dolorosa vicenda solo molti anni dopo la morte della madre ed ha scelto di raccontarla per abbracciare con il coraggio di questa donna tutte le vittime di violenza o soprusi.
Francesca Randazzo da questa storia ha scritto prima un monologo e poi la pièce teatrale “I sogni non si imprigionano” con la collaborazione di Daniela Lupo, rappresentata nel 2016 a Cinisi dal “Gruppo 8 Marzo”, ottenendo grande riscontro e riconoscimenti.

La storia di Rosa è stata portata in giro nelle scuole di Palermo, anche in quella dove Rosa Vitale lavorò per diversi anni, emozionando e coinvolgendo tanti giovani che malgrado gli anni trascorsi hanno trovato punti di contatto tra questa vicenda ed il presente. Sul testo di Francesca Randazzo è stato realizzato un video, con regia di Paolo Chirco, che è stato proiettato pochi giorni fa a Sala Bolognese cittadina in provincia di Bologna per volere del Sindaco Emanuele Bassi, del Vicesindaco Eleonora Riberto e dell’Assessore ai servizi sociali Paola Fanin.

Incontriamo Vera Abbate e Francesca Randazzo di ritorno da Bologna e Roma per sentire le loro impressioni su questa significativa esperienza.

Vera, come è stato portare la storia di tua madre fuori dai confini della Sicilia? Che emozioni hai provato a Sala Bolognese?

«Ho conosciuto l’amministrazione del comune di Sala Bolognese a Cinisi durante il 9 Maggio dedicato a Peppino Impastato, loro sono da sempre vicini a questa realtà. Ho avuto modo di raccontare la storia di mia madre e hanno voluto che la portassimo a Sala Bolognese nei giorni dedicati alla lotta contro la violenza sulle donne.
Sono orgogliosa di aver portato questa storia fuori dalla Sicilia, come lo è stato portarla in Sicilia. Il nostro percorso ha sempre lo stesso obiettivo: che il dolore di mia madre e di una donna in generale possa servire alle altre donne. Dal dolore e dal coraggio che lei ha avuto reagendo e combattendo per affermare la propria dignità è riuscita ad affermare se stessa e a realizzare i propri sogni. È un esempio importante per chi non ha la forza di denunziare i soprusi e le violenze, per far capire che il coraggio porta sempre ad un obiettivo positivo e all’affermazione di se stessi».

Francesca, racconta come hai vissuto l’esperienza di Sala Bolognese, immaginavi, quando hai scritto il testo “I sogni non si imprigionano”, l’attenzione che questa storia avrebbe suscitato? Che emozioni ti dà il vedere che si sta diffondendo?

«Quando ho scritto il testo non pensavo sarebbe stato divulgato fuori dall’ambiente cinisense. Questo non è solo merito mio, ma soprattutto di Vera che si è impegnata a portare il video nelle scuole di Palermo e ad avere contatti anche fuori dalla Sicilia. Per me all’inizio era solo un lavoro che proponevo per l’8 marzo e mi sarei fermata a Cinisi.
Sono molto grata ed è una grande soddisfazione pensare che questo lavoro ha, come diceva Vera, una funzione educativa. Mentre prima la mia esigenza era solo quella di portare avanti la storia di una donna che aveva sofferto per la violenza subita, ora le prospettive si sono allargate, perché questa storia può servire da spunto per affrontare il problema di qualsiasi genere di violenza contro le donne».

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Vera Abbate (a sx9 e Francesca Randazzo accanto al busto dedicato a Nilde Iotti alla Camera dei deputati

Vera come è nata la partecipazione a Montecitorio?

«È nata per un motivo fortuito. Questa estate la Presidente della Camera Laura Boldrini era presente a Terrasini per un evento culturale. Conoscevo il suo impegno importante nel sostegno al valore delle donne, ero già stata alla Camera in altre occasioni ed avevo visto che in uno dei corridoi dove prima erano esposti alcuni ritratti di uomini politici del nostro paese, lei ha voluto far aggiungere anche i ritratti delle grandi donne della politica italiana come Nilde Iotti. Le ho quindi chiesto la mail per poterle raccontare la storia di mia madre. Mi ha risposto velocemente e mi ha detto che questa storia era degna di essere divulgata, perché mia madre, che era una donna del ’39 ed apparteneva ad un momento storico in cui la donna ancora purtroppo non poteva affermare se stessa, era stata di grande valore, avendo trovato il coraggio di denunziare il suo aguzzino per affermare la propria dignità. L’emozione più grande è stata essere lì e rappresentare mia madre. Nel momento in cui si sono susseguite le donne vittime di violenza ho provato delle emozioni profonde e per questo ringrazio Francesca Randazzo. Mentre esponevano il loro sentimento di rabbia ed il loro coraggio ho ritrovato le stesse parole che Francesca ha scritto nel monologo di Rosa ed ho avuto ancora di più la conferma che ciò che ha scritto Francesca è quello che forse mia madre non mi ha mai detto. Solo una donna può esprimere quel dolore e quel sentimento di rabbia, frustrazione e disperazione che una donna violentata prova. La violenza può essere carnale, verbale, psicologica, le violenze sono tante e purtroppo ognuna di noi nel corso della vita le ha provate, quindi soltanto una donna può capirle e raccontare la sofferenza e la forza di un’altra donna».

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A Sala Bolognese con alcuni rappresentanti dell’Amministrazione comunale e delle associazioni

Francesca, il tuo percorso nell’ambito delle lotte delle donne non nasce adesso, già negli anni ‘70 facevi parte del collettivo femminista a Cinisi. Come è stato ritrovarti a Montecitorio con così tante donne che lottano ancora oggi per il proprio riscatto?

«È stato molto emozionante, soprattutto quando la Presidente Boldrini ha sottolineato che lì eravamo presenti più di mille donne e con tono autorevole e affermativo ha sottolineato che proprio lei aveva voluto che per quel giorno il Parlamento fosse completamento occupato dalle donne. Era emozionante ascoltare le diverse storie, molte le avevamo apprese dai telegiornali o lette nei giornali, ma sentirle raccontare direttamente dalle donne che le hanno vissute ti fa soffrire con loro. Sentire la loro voce spezzata per l’emozione e per la rabbia, perché quasi tutte si sono trovate da sole in un momento di grandi difficoltà. Anche se erano tutti casi diversi, ci si sente partecipi di quel dolore e di quelle sofferenze. È stata una carrellata di racconti di violenze tutte differenti, ma che avevano in comune il fatto che sono violenze che ricadono solo ed esclusivamente sulle donne».

Vera Abbate tocca poi il tema dei nuovi tipi di volenza, come il cyberbullismo, che coinvolge soprattutto le nuove generazioni.
«I social  – chiarisce Vera – hanno introdotto violenze molto subdole, delicate e particolari, che possono provocare – nei casi estremi cui la cronaca ci ha purtroppo abituato –  il suicidio di chi la subisce. Il lavoro fatto a Montecitorio è stato molto importante perché sono state raccontate le violenze in tutte le loro diverse sfaccettature».

Quali sono le prospettive future per “I sogni non si imprigionano”?

Per quanto riguarda infine gli impegni futuri Vera e Francesca annunciano che questa settimana saranno al liceo Galileo Galilei di Palermo, invitate in occasione della settimana dello studente. Il testo teatrale è finalista al concorso nazionale Efesto di Catania e il cortometraggio è tra i finalisti al Corto Corto Mon Amour di Cinisi.

Per il resto si vedrà, perché l’impegno per raccontare il coraggio delle donne che trovano una via di riscatto ha ancora molta strada da percorrere. (E.C.)

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Durante la Celebrazione alla Camera dei deputati. Erano presenti circa 1400 donne (tra loro anche Vera Abbate e Francesca Randazzo) provenienti da ogni parte d’Italia invitate dalla Presidente Laura Boldrini.


 

 

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