I Racconti Di Felix Bruckner e La Baia Di San Cataldo. “DOPOGUERRA”

 


Scrive Bruckner: «Tutto nasce da una sentita partecipazione, utilizzando il mezzo della scrittura. Per far pensare, ricordando sempre, che non c’è futuro se si disconosce il proprio passato». La pubblicazione dei racconti sta suscitando notevole interesse. Con “Dopoguerra” siamo al terzo racconto. I due precedenti “Fatima” e “Il tenente”.

copertina s. cataldoL’Autore ha scelto di non presentarsi col suo vero nome.
Felix Bruckner non da oggi è innamorato della Baia Di San Cataldo e, giusto in coincidenza con la rinata attenzione per quel sito di insolita bellezza, ci ha inviato alcuni dei suoi brevissimi racconti, veri affrechi incastonati fra storia, fantasia e realtà ispirati a quella baia ricca di storia materiale, immateriale e umana. E così, convinti di far cosa gradita alle nostre lettrici e ai nostri lettori, pubblicheremo uno a settimana i sei racconti da noi prescelti.

Dopoguerra

La notte era nera. La luna non si sarebbe fatta viva e il mare avrebbe sussurrato alle cappellacce. I pipistrelli cacciavano dentro la grotta radendo l’aria con un rumore silenzioso.

grottadellecolombe-460x300Macaluso aveva calcolato tutto. I tempi erano maturi. Fasciò i remi, mise il grasso sugli scalmi e si apprestò a scendere in acqua con la sua imbarcazione. Portava carico. Aveva aspettato quasi un mese, accumulando dentro la grotta delle Palombe ogni ben di dio. Non amava fare queste cose, ma la necessità di sfamare la sua numerosa famiglia aveva attutito quasi del tutto le sue ritrosie e i suoi sensi di colpa. Lui di mestiere faceva il pescatore, e anche se il Golfo di Castellammare era pescosissimo, la concorrenza, i costi dell’imbarcazione, i tempi, le insidie del mare, avevano messo a dura prova la già precaria e stentata vita.

Il nuovo mestiere prese forma e consistenza a causa di un debito contratto per soddisfare alcune esigenze primarie della sua famiglia. L’inverno era stato molto lungo e le giornate buone per scendere in acqua veramente poche. Era una questione di sopravvivenza. La guerra aveva duramente colpito le famiglie, comprese quelle dei marinai di Terrasini. Le limitazioni e i controlli asfissianti dei militari non aveva certamente contribuito a rendere gli animi più propensi al rispetto delle ferree regole. Tutti non si fidavano di tutti. Strano vivere, in cui bisognava avere occhi e orecchie ben attente a non sconfinare in territori altri.

Così Macaluso fu avvicinato da un tizio che conosceva appena di vista, un palermitano che spesso si faceva vedere a Terrasini, sempre allegro e pieno di verve, sempre pronto a far bisbocce alla mescita dello zio Mattè. Infatti nell’offrire a Macaluso l’ennesimo bicchiere di vino, entrò in confidenza. Si videro altre volte e il tizio rafforzò la fiducia di Macaluso nei suoi confronti. Quando Macaluso gli confidò le sue preoccupazioni economiche, fu facile far scivolare il discorso su terreni  proibiti, ma elaborati come il minor male. «Pensa alla tua famiglia …Ma lo sai che tanti altri tuoi amici lo fanno?». Macaluso, dopo un timido tentativo di sottrarsi, accettò e fu così che iniziò la sua carriera di contrabbandiere.

San Cataldo era un punto strategico per i traffici illeciti. Gente mai vista prima si incaricava di far scivolare le mercanzie da mercato nero dentro mulicapaci “zimmili” collocati nei dorsi laterali dei muli. Poi percorrevano viottoli sconosciuti ai più, contribuendo ad incrementare un mercato fiorente. Ma il pericolo di venire scoperti era sempre in agguato. In paese circolavano voci insistenti che arrivarono alle orecchie dei carabinieri e proprio quella notte decisero di aspettare al varco le barche dei contrabbandieri. Vi fu un concitato inseguimento e alla fine Macaluso e altri furono catturati in flagranza di reato e dopo un breve interrogatorio in questura furono tradotti e rinchiusi nel carcere palermitano dell’ Ucciardone.

Grave lo sconforto dei familiari e dei pochissimi amici, ma anche in quella infausta occasione vi fu chi si prodigò per creare una catena solidale finalizzata ad aiutare la famiglia del malcapitato. Oggi ho visitato la grotta delle palombe e vi ho trovato dei gabbiani reali e dei rondoni che echeggiavano inseguendosi turbinosamente, forse raccontandosi ciò che i loro avi avevano visto e sentito durante le lunghe notti d’estate del ‘48.

uomo in manette 2


Note: La Riserva si trova lungo le rotte migratorie e durante i periodici spostamenti alcune specie sostano indisturbate sulla scogliera: in primavera prima di raggiungere le aree di nidificazione e in autunno quando tornano nelle zone di svernamento. Si possono avvistare molte specie di rettili, la presenza di gabbiani reali (Larus michaellis), rondoni maggiori (Apus apus), cappellacce (Galerida cristata) e anche di gheppi (Falco tinnunculus).
Le grotte ospitano alcune colonie di pipistrelli, ma sono presenti anche volpi (Vulpes vulpes).
Per quanto riguarda la flora vi è una vegetazione arbustiva e discontinua, con un’area di scogliera e un’area di pianoro in cui prosperano le palme nane, elemento distintivo della riserva e dell’areale botanico siciliano.



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