Il Nocella, il Puddastri e il vuoto istituzionale

 


Purtroppo gli ultimi avvenimenti che si stanno consumando nella Biaia di S. Cataldo ci inducono a tornare sullo stato sempre più allarmante dell’inquinamento del Torrente Nocella e del suo affluente, il Puddastri. Le reiterate denunzie formali e gli appelli che cadenzano l’agonia del sito si accompagnano alla sostanziale inerzia delle Istituzioni. Le parole non potranno mai dare l’esatta misura dell’immane disastro in atto.

nocellaSono, invece, le immagini postate sui Network da coloro che stazionano giornalmente in quei luoghi maleodoranti ad essere più eloquenti di qualsiasi altra parola scritta o detta.

Pensavamo di rinviare di qualche giorno questa riflessione. L’imminente appuntamento elettorale, infatti, rischia di falsare una battaglia di civiltà che – ahinoi! – viene da molto lontano. Nasce fra i ciottoli levigati di San Cataldo – come abbiamo avuto modo di scrivere in altre occasioni – dove hanno stazionato e vi sono sepolte intere generazioni di ambientalisti e con esse montagne di promesse. Volti nuovi si sono sostituiti ai vecchi, ma sempre sostanzialmente soli (spesso derisi) e sicuramente inascoltati da quelle istituzioni locali e regionali di ogni tipo e livello che avrebbero dovuto da tempo rompere ogni sorta di connivenza.
È inutile girarvi attorno, questi alla fine sono i fatti.

Su tutto, poi, pesano alcuni interrogativi molto preoccupanti. Ne accenniamo alcuni.
Si tratta di questo: a parte lo sparuto drappello di ambientalisti locali sostanzialmente lasciato solo, come fosse composto da alieni; a parte una coraggiosa consigliera comunale che tiene la schiena dritta e non rinuncia a denunziare per iscritto; a parte qualche testata giornalistica che cerca di dar voce agli “alieni”, o qualche sindaco che sta prendendo coscienza, ci si chiede dove siano tutti gli altri. Dove le grandi organizzazioni ambientaliste regionali (Legambiene, WWF) in grado di mobilitare, insieme con i locali, consistenti presenze e di predisporre le adeguate pressioni sulle istituzioni? dove le forze politiche che, a parole, si dicono sensibili? dove i consigli comunali, i presidenti, i sindaci che un giorno sì e l’altro pure si arrampicano sugli specchi, raccontando favolette?

Ora ci sono i nuovi ambientalisti, ma già vecchi … Anche in questo caso uno sparutissimo drappello di “fissati” (così li abbiamo sentiti definire da qualche imbecille), che non si rassegna ad assistere allo scempio.

E gli altri? Ma è possibile che, a parte qualche sindaco che in tempi non sospetti prende un minimo di coscienza, tutti gli altri tacciono o fingono di muoversi, stando fermi? È possibile che un giovane assessore taccia? che attorno alla possibile soluzione di questo disastro i giovani (nel loro complesso) restino inerti?

Qui non si tratta dell’esclusiva difesa dell’ecosistema (che già sarebbe tanto); nessuno pretende che tutti diventino o nascano ambientalisti con l’A maiuscola, ma che almeno si comprenda che qui è in gioco qualcosa di utilitaristico: la “TASCA”. Cioè la possibilità concreta di realizzare impresa, creare lavoro per i paesi che vi insistono. Neanche questo ci smuove: la cultura della “minestra impiattata” cui siamo stati educati da decenni di clientelismo è dura a morire (conviene ai manovratori che così sia!).

E dove sono, infine, le Istituzioni dello Stato democratico nato dalla Resistenza? dove gli eredi dei caduti nella lotta alla mafia cui è demandato il compito di intercettare e arrestare gli inquinatori?

Vogliamo credere che si stiano muovendo sotto traccia, in silenzio, e che un giorno non molto lontano ci dicano che è stato aperto un fascicolo ed avviate indagini serie.


 

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