I Racconti Di Felix Bruckner e La Baia Di San Cataldo

 


Ci scrive Bruckner: «Come da contatti, vi invio alcuni racconti incentrati sulla Contrada San Cataldo. Tutto nasce da una sentita partecipazione, da parte mia, utilizzando il mezzo della scrittura. Per far pensare, ricordando sempre, che “non c’è futuro se si disconosce il proprio passato”. Ci sono altri racconti che hanno come fulcro centrale “la panchina”, ma quelle sono altre storie!».

san cataldo macchina scrivere testoL’Autore ha scelto di non presentarsi col suo vero nome.
Felix Bruckner
nel pieno della sua maturità, così come  spesso accade a chi è incapace di fermarsi per sempre in un luogo, a un certo punto della sua esistenza decide di adagiarsi fra le braccia di Terrasini. Non da oggi è innamorato della Baia Di San Cataldo e, giusto in coincidenza con la rinata attenzione per quel sito di insolita bellezza, ci ha inviato alcuni dei suoi brevissimi racconti, veri affrechi incastonati fra storia, fantasia e realtà ispirati a quella baia ricca di storia materiale e umana.
E così, convinti di far cosa gradita alle nostre lettrici e ai nostri lettori, a cominciare da questa ne pubblicheremo uno a settimana fra i cinque da noi prescelti.



IL TENENTE

Il tenente Francesco Cascio posò il binocolo notturno e fece riposare i suoi occhi. Anche stanotte, pensò, sta per presentarsi l’alba.

Erano mesi che comandava una piccola guarnigione di stanza alla batteria navale di S. Cataldo, le due feritoie circolari sembravano due oblò fatti apposta per scrutare la meraviglia del Golfo. Ogni volta che posava lo sguardo su quel mare quieto, dimenticava per un momento le atrocità della guerra e le sue insensatezze. Aveva combattuto in Nord Africa, riuscendo miracolosamente a uscirne vivo. Al suo arrivo a Trapani aveva trovato una città devastata e sottoposta quotidianamente a feroci bombardamenti che avevano sventrato il centro storico vicino al porto (Rione S. Pietro), causando centinaia di morti e di sfollati. Erano stati gli aerei francesi ad iniziare già nel 1940, una settimana dopo la famosa dichiarazione di guerra declamata dal Duce dal balcone di Palazzo Venezia a Roma.

?????????????????????????????????????????????????????????Trapani era diventata oggetto di attenzioni del comando alleato, con raid di bombardieri inglesi  Wellington di stanza a Malta e di B 17 americani provenienti dal Nord Africa. Essendo un esperto di contraerea gli avevano affidato il comando delle batterie della collina di Ragosia, proprio dirimpetto all’aeroporto militare di Milo. Martedì 15 giugno del 1943 contrastò l’ennesimo bombardamento dell’aeroporto. Non si risparmiò nello spronare i suoi uomini, nel tentare di fermare l’incursione, ma erano veramente troppi e i traccianti causarono delle ferite lievi agli aerei alleati.

Il comando marino lo sollevò dalla responsabilità di Ragosia e gli fu assegnato quello della batteria navale di S. Cataldo. Notti e notti insonni a scrutare il possibile arrivo del nemico che mai si fece vivo. Due sommergibili U-Boat tedeschi stazionavano nella grotta marina nelle vicinanze della postazione.

Erano un mondo a parte, lontani dai luoghi e dai militari italiani. Poco familiarità albergava nello spazio costiero e il tenente Cascio, dopo diversi approcci, desistette dal tentare di stabilire rapporti umani. Non erano tanto i marinai tedeschi, quanto i loro superiori che ordinavano ai subalterni a non fraternizzare troppo con i soldati italiani. Di tutto questo Cascio ne soffriva in silenzio. E giorno dopo giorno e notte dopo notte viveva aspettando il nemico come nel deserto dei Tartari di Dino Buzzati.

Il tempo dilatato gli dava possibilità di osservare la fauna e la flora dei luoghi. A volte si avventurava lungo le scogliere e le insenature scoprendo con meraviglia lo stupefacente concentrato di vita che ivi allocava. In questi frangenti non riusciva a darsi una spiegazione sull’assurdità del conflitto. Sicuramente non era un militare nel cuore, anche se faceva il suo dovere. Poi venne la pace, ma non per quei luoghi incantati.
Ma questa è un’altra storia …


 

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