Le Luci Del Primo Settembre Continuano A illuminare Terrasini

 


Grande partecipazione ieri per la manifestazione organizzata dall’Amministrazione comunale in occasione della ricorrenza del 1° settembre. Cittadini, chiesa e istituzioni insieme in un percorso di luci, suoni e preghiera dalla Praiola alla piazza. Franco Cascio ha però voluto documentare la vera essenza dell’antichissima tradizione e girando per Terrasini ha scoperto che …

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di Franco Cascio


Ieri sera le campane della Chiesa Madre avevano appena cominciato a suonare. In piazza Duomo si stava celebrando la seconda parte della manifestazione, collegata alla tradizione del 1° settembre, che aveva preso inizio alla Praiola. Ben vengano eventi del genere, utili – purché all’insegna della sobrietà, senza quindi scadere in spettacolarizzazioni fuori luogo – a tenere viva nella memoria dei cittadini la tradizione più antica del paese e, nel contempo, farla conoscere a turisti e visitatori. Ma, quella del 1° settembre, ricordiamolo, soprattutto per chi si aspetta effetti speciali e altre baggianate, non è affatto una festa, anche se per comodità o per, come dire, esigenze di cartellone, si fa ricorso a espressioni come “festa delle luci” o “notte delle luci”. Quella del 1° settembre, piuttosto, è solo una tradizione popolare.

E proprio mentre battevano i primissimi colpi di campana, in ossequio alla tradizione che si ripete da quasi trecento anni per ricordare il violento terremoto dell’1 settembre 1726 che colpì la città di Palermo e i comuni vicini, è per me improvvisamente divenuto impellente capire quanto e come le celebrazioni avessero ancora un senso nella odierna realtà. Per soddisfare la curiosità ho lasciato piazza Duomo per andarmene in giro, con la chiara intenzione di accertare se la tradizione, quella vera, venisse ancora seguita e rispettata. In verità mi sarei accontentato di trovare anche una sola casa, una sola famiglia, con un lume acceso davanti alla porta. Girando in lungo e in largo, “dal Villaggio a Padre Pio”, invece, con mio grande stupore e meraviglia, ne ho incontrate molte di più. Coppie di anziani, ma anche di giovani, intere famiglie sedute attorno alla fiamma ondeggiante di un lume, di una candela. E lumi solitari ne ho visti brillare a decine anche sui balconi. Non posso nascondere l’emozione che ho provato. Perché stavo toccando con mano la tradizione vera, lontana mille miglia da ciò che, nel frattempo, tra la Praiola e piazza Duomo, stava accadendo.

Ho scambiato due chiacchiere con tutte le famiglie che ho incontrato. Ho ascoltato i terrasinesi, ho chiesto loro per quale motivo si riunissero attorno a un lume. E ho assistito a ciò che per secoli ha dato quel tocco di mistero e di magia alla tradizione: la ridda di opinioni diverse, contrastanti, sulle sue origini. Un maremoto, i lumi per indicare ai pescatori la via per il rientro in porto, Terrasini sommersa dalle acque.

Alle prime famiglie che ho incontrato ho voluto raccontare la vera storia, le vere origini alla base della tradizione del 1° settembre. Poi, invece, ho deciso di non dire più nulla, di lasciare tutto così, di lasciare vivo quel “dibattito” che  – tra le famiglie che ancora rispettano la tradizione –  si ripete ogni anno davanti a quel lume acceso. D’altronde penso che sia per l’appunto l’aureola di vago mistero che ha vivificato nei secoli  la tradizione tra le famiglie terrasinesi.

Ho documentato tutto con alcune fotografie. Ho documentato il vero primo settembre. Ho documentato l’essenza della tradizione. Credo, forse, di avere documentato la Terrasini più autentica, più genuina, più vera. La Terrasini che rispetta la sua storia.

Dal sito del Comune è possibile scaricare l’opuscolo pubblicato lo scorso anno che svela origini e motivazioni della tradizione del 1° settembre.

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