PIRANDELLO A TORRE ALBA CON “COSÌ, PER PASSIONE!”

 


Domani (lunedì 28) e dopodomani (martedì 29), alle ore 21.00, a Torre Alba, replica del RECITAL che in “prima assoluta” l’Associazione culturale terrasinese ha proposto ad Agrigento nel contesto delle celebrazioni nazionali del 150° della nascita di Pirandello. Evento patrocinato dalla Civica Amministrazione. INGRESSO LIBERO. Un consiglio che evoca altri tempi: «Portatevi la sedia da casa».

 pirandello

pirandello-fotoLUNEDÌ 28 ore 21.00

“Berecche e la guerra” e “Lumie di Sicilia”

(rielaborazione-adattamento di Ino Cardinale)

Sintesi

BERECCHE E LA GUERRA
Il professore di storia Federico Berecche sin da piccolo aveva una vera e propria ammirazione, una passione per la Germania e il suo popolo. I suoi principi vengono annientati quando la Germania, affiancata dall’Austria, attacca l’Europa, dando inizio alla Prima Guerra Mondiale.
Prima della guerra, i suoi ideali erano sostenuti da tutti, ma successivamente alla guerra perde il sostegno della famiglia, in quanto il fidanzato della figlia era in guerra; la moglie lo accusa per averle dato una vita diversa da quella che lei aveva sognato; scompare il fidanzato di sua figlia; il figlio Faustino inizia a frequentare l’università e si trova a partecipare in un corteo contro la Germania, deludendo il padre.
“Ma cosa resterà di oggi, delle atrocità, del sangue, dei drammi dei popoli? Qualche riga di un libro di storia?”. Questa è la domanda che tormenta Berecche.
La situazione si fa tragica quando il figlio Fausto non torna a casa: si trova in Francia per combattere e dimostrare il valore della gioventù italiana.
Berecche si vede costretto ad ammettere l’avventatezza, l’insensatezza, della Germania nella guerra: preso da esasperazione, tenta di arruolarsi nel reparto di fanteria volontaria, ma, mentre si esercita andando a cavallo, cade e si ferisce gravemente.
Dimesso dall’ospedale, tornato a casa, troverà il conforto della figlioletta Margheritina, cieca dalla nascita.

LUMIE DI SICILIA
Micuccio Bonavino è un suonatore di ottavino nella banda del suo paese. È fidanzato con Teresina, di origini modeste, con il dono di una bella voce. Micuccio, scoperto il talento di Teresina, si prodiga con tanti sacrifici – prima con il suo stipendio e, poi, con la vendita di un podere – per aiutarla a sollevarsi dallo stato in cui versa insieme alla madre, zia Marta, per farla studiare a Napoli a intraprendere la carriera di cantante di teatro.
I due sono dell’intesa che dopo qualche anno – una volta che la ragazza si fosse affermata nel mondo del canto e dello spettacolo –, si sarebbero sposati. Passati cinque anni, durante i quali egli ha rischiato di morire a causa di una malattia, Micuccio si presenta a casa di Teresina, che, raggiunta una certa notorietà, si fa chiamare Sina Marnis, per restituirle quanto rimasto della somma che gli aveva inviato per curarsi e per stare con lei. Arriva nella lussuosa casa di Sina quando questa e la madre non sono ancora ritornate dal teatro e durante i preparativi per la festa in onore della cantante. Quando rincasano la prima a vedere Micuccio è zia Marta che immediatamente, imbarazzata, lo porta in una stanza in disparte per cenare con lei e ad aspettare la fine della serata e della festa per vedere Teresina che è tutta presa dall’intrattenere gli ospiti. Zia Marta è a disagio perché sa che sua figlia è molto cambiata rispetto al ricordo più o meno romantico che ha Micuccio e mentre cenano cerca di farglielo capire.
Ad un certo punto della cena Teresina andrà a salutare Micuccio velocemente per tornare subito dai suoi ospiti. La sua apparizione lascerà di stucco Micuccio che non si aspettava di vederla scollata e ingioiellata oltre misura. Quell’incontro gli fa ben comprendere che ormai i due non sono più fatti l’uno per l’altro e decide di andar via, restituendo i soldi e regalando alla zia Marta le lumie che aveva pensato di portare all’amata.
Quando Teresina torna nella stanza dove stavano cenando Micuccio e zia Marta – il primo deluso, sconfortato, e la seconda in lacrime –, sarà indifferente verso Micuccio e la sua reazione, ma non verso quei frutti, che con ostentato menefreghismo, ridendo, porta ai suoi ospiti.


MARTEDÌ 29 ore 21.00

“Il Turno”

(rielaborazione-adattamento di Giacomo Greco)

Sintesi

Un padre, che potrebbe definirsi freddo e calcolatore, Don Marcantonio Ravì, decide di far acquistare una ricca dote alla figlia Stellina, facendola sposare ad un vecchio vedovo settantenne, Don Diego Alcozer.
La ragione di Don Marcantonio è quella del tornaconto personale: egli non solo difende questa sua ragione, ma si stizzisce, è incredulo nei confronti di chi non la pensa come lui e gli si oppone. Lo fa per il bene della figlia: egli, infatti, ama Stellina, tanto da non volerla vedere sposa a chi non le assicura tutte le comodità e gli agi da signora. Dopo tante insistenze del Rovì, la figlia accetta.
Il suo progetto è chiaro: convinto che l’anziano marito non vivrà a lungo, spera che Stellina divenga prestissimo vedova ed erede di un cospicuo patrimoio, di una grande fortuna, e dopo al massimo due o tre anni di sacrifici, ancora giovane, sposare il suo spasimante Pepè Alletto, di cui è innamorata
Pepè dovrà aspettare il suo… “turno” per potersi unire alla bella Stellina. Nel frattempo è preso dal difendere Stelina da voci malevole. Sfida in duello colui che ha detto cattive cose e riceve una sinistra sciabolata.
Il vecchio Don Diego non si decide a morire, l’amore di Pepè incontra notevoli ostacoli e Stellina, annullato il matrimonio, sposa l’avvocato Cappa.
ll turno di Pepè, comunque, una volta che a Stellina muore il secondo marito, ecco che arriva.


 

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