Lo scemo del villaggio virtuale

 


Dalla piazza reale si è spostato in quella virtuale. Sempre alla ricerca di attenzione, pontifica su tutto e tutti. Da piazza Duomo a Facebook anche Terrasini ha i suoi.

copertina scemo

di Franco Cascio

Scrive Wikipedia che «lo scemo del villaggio, in senso stretto, è una ricorrente figura sociale di persona che gode di una notorietà locale nella piccola comunità alla quale appartiene».

Scrive ancora la più famosa enciclopedia on line: «lo scemo del villaggio trova un suo ruolo e una legittima collocazione, personaggio in certo qual modo tollerato, accolto, e nutrito dalla società».

Lo scemo del villaggio è, appunto, un individuo che gode della comprensione dei propri concittadini, gode della loro tolleranza. Qualsiasi azione possa commettere, qualsiasi cosa possa dire, è ampiamente giustificato in virtù, appunto, del suo status di scemo. A lui, insomma, sembra essere tutto concesso.

Di scemi del villaggio è pieno per esempio il cinema. Da Shlomo, lo schnorrer (in Yiddish il matto del villaggio) di Train de vie, passando per lo scemo di Amore e Guerra di Woody Allen, figura così importante da partecipare a un congresso di scemi del paese, per finire con il celebre personaggio di Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore che andava urlando “la piazza è mia”.

La piazza, appunto. La piazza, territorio ideale eternamente presidiato dallo scemo del paese. La piazza, dove si può sempre trovare qualcuno disposto a perdere del tempo con il matto del paese. A prenderlo in giro, magari. Ma al matto non importa, perché lo scemo del villaggio ha comunque sempre bisogno di una cosa soltanto: essere al centro dell’attenzione.

Come non ricordare i tanti personaggi di Terrasini che hanno lasciato il segno nella storia del paese e i cui nomi (e rispettive ‘nciurie) rimarranno per sempre scolpiti nella memoria collettiva? Gli scemi del villaggio nostrani che via via si sono susseguiti, ieri derisi e oggi rimpianti, figure diventate familiari, presenze fisse in piazza Duomo fino a diventarne un tutt’uno.

Oggi, invece, da piazza Duomo gli scemi del villaggio sembrano essere spariti. Chissà per quale motivo. Forse perché da quando non è più protetta dall’ombra dei ficus, in piazza Duomo fa troppo caldo pure per i matti.

E allora, grazie alle nuove tecnologie, anche a Terrasini lo scemo del villaggio si è trasferito nella piazza virtuale, quella dei social network. Da lì fa più o meno quello che faceva prima: urla, sbraita, alla continua ricerca di un’attenzione – che adesso si chiama like – che difficilmente riesce ad ottenere, a parte quella di quei quattro assidui frequentatori della piazza virtuale (come accadeva in quella reale) che passano il tempo a dargli corda, assecondandolo, un po’ divertendosi. Fino a quando, fuori di sé per il totale disinteresse da parte dei suoi contatti, arriva a dire che lui scrive cose scomode, che fanno paura. Dal pulpito della rete, poi, muove attacchi e critiche a chiunque, sentendosi l’unico depositario del Verbo, della Verità e della Luce. In virtù di quale autorevolezza, però, non è dato sapere. A volte qualcuno, chiamato troppo in causa e in maniera aggressiva, cade nell’errore di rispondere alle sue folli provocazioni. Lo scemo del villaggio virtuale non aspetta altro. Si sente finalmente legittimato. E felice.

In fin dei conti per lo scemo del villaggio virtuale si finisce per provare la stessa compassione per quello del villaggio reale.
Mi sa che un like prima o poi glielo metterò anch’io.


 

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One comment on “Lo scemo del villaggio virtuale
  1. Troppo facile, fai nomi e cognomi…. Magari lo scemo sono io…… :*Poi la foto della piazza non appattano, devi mettere la baraccopoli attuale e strade baraccopoli limitrofe.

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