Storia vera della ragazza che sfidò la mafia. Storia di “Nuova Resistenza” del dopoguerra, che i giovani dovrebbero leggere

 


Si chiama Vera Pegna e fu protagonista – oggi riscoperta – di una eroica parentesi di vita, fulgido esempio di “Nuova Resistenza”. Oggi ha 83 anni e la sua storia vissuta in prima persona l’ha affidata qualche anno fa alle pagine di un libro straordinario intitolato “Tempo di lupi e di comunisti. La storia mitica della ragazza che sfidò la mafia”  (il Saggiatore pagine 192).

vera pegna

Vera Pegna nasce da una famiglia antifascista, incontra l’attivismo non-violento di Danilo Dolci e sboccia definitivamente nella lotta alla mafia, sintetizzata dal coraggio che dimostrò nel 1962, ancora ventottenne, opponendosi in una pubblica piazza al boss di Caccamo, nell’entroterra palermitano. Inizia da lì una vita politica vissuta come una missione.
È una studiosa molto nota per il suo impegno per la laicità, che non scade però mai nell’antireligiosità. Discende da un’antica famiglia ebraica che dalla Spagna, fuggì a Livorno. Da Livorno, i suoi antenati si trasferirono nel primo Ottocento ad Alessandria d’Egitto, la città più cosmopolita del Vicino Oriente. Da qui nasce il suo profondo rispetto per la cultura araba, mentre conosce bene anche Israele.

 

copertina vera pegna

È il 1962. A Caccamo, poche anime nell’entroterra palermitano, il boss don Peppino Panzeca siede comodo davanti alla sezione del Pci, pronto a intimidire chiunque voglia entrarvi. Qualcuno sta montando un altoparlante sul balcone. D’un tratto spunta una ragazza, che agguanta il microfono: «Prova, prova, per don Peppino. Se rimane seduto davanti a noi, allora è vero che è un mafioso; e se è così, allora gli chiedo di alzare gli occhi e sorridere che gli voglio fare la fotografia». Paura e sgomento attraversano la piazza, insieme a una domanda: chi è quella “fimmina tinta” che osa sfidare con tale baldanza il potere mafioso? Quella ragazza ventottenne, arrivata al volante di una Topolino targata Ginevra, si chiama Vera Pegna. La sua è una storia straordinaria, una storia da film. Nata in una famiglia antifascista, in cui si è sempre parlato di libertà e giustizia, Vera vuole fare di più, sporcarsi le mani. Decide di partire per Partinico e seguire l’attività del Centro studi di Danilo Dolci, “il Gandhi siciliano”, per poi presentarsi al cospetto della federazione palermitana del Partito comunista: non so nulla di politica, dice, ma fatemi fare qualcosa di utile. C’è da salvare Caccamo, è la risposta, in mano alla mafia collusa con il potere politico. ⇒

Da “Pane quotidiano”, RAI 3 IL LINK ⇒ CLICCA QUI  e QUI ⇒ RAI storia


 

Commenta su Facebook

LEGGI ANCHE

Leggi articolo precedente:
CONSIGLIO COMUNALE 2
CONSIGLIO COMUNALE GIOVEDÌ 27 APRILE. ECCO L’ORDINE DEL GIORNO

  In considerazione del fatto che alcuni punti inseriti all'Ordine del Giorno si presentano spesso per nulla chiari, si è...

Chiudi