LA VITA È UNA … “IMPRESA”

 


Dalle aride scartoffie accumulate negli anni in polverosi faldoni messi sottochiave, l’autore riesce a far emerge una trama di ricordi carica di intensa umanità.


giovanni leone

Un Nuovo Racconto
di Giovanni Leone


 

Io, quando sono nervoso, trovo ristoro nel rassettare, sistemare la scrivania, un cassetto pieno di cianfrusaglie, un armadietto in disordine o anche la cassetta degli attrezzi. Ed è come se, riordinando gli oggetti, riordinassi i pensieri, catalogandoli per priorità, per necessità …

Ricevo una telefonata: il consulente.

La signorina mi avverte che c’è da ritirare il faldone delle fatture dell’anno precedente. Vado e torno con in mano quegli ingombranti e pesanti faldoni. Li poggio sulla scrivania ed inizio a cercare un posto dove poterli collocare.

Qui è pieno … qui è colmo … non trovo un posto per levarmeli di torno. L’armadio dove dovrebbero stare, assieme a quelli degli altri anni, non può riceverne più. Una media di un faldone all’anno e dal 1999 ad oggi l’armadietto ha esaurito il suo spazio. Un altro armadietto da accostare? Ok!

Lo trovo subito nella stessa stanza ma è pieno di attrezzature, pezzi di vecchi pc e altre cazzate inutili, ma da conservare in base al principio puramente teorico del “potrebbe servire”. Lo svuoto in maniera veloce e compulsiva: devo fare ordine.

faldoni-testo

Metto in un angolo della stanza tutto quello che dovrò buttare e inserisco i faldoni ritirati dal consulente dentro l’ormai vuoto armadietto. Allora mi ritrovo con i due armadietti aperti, quello pieno e quello con un solo faldone. Ho bisogno di una sedia, devo sedermi, sono stanco, e la sedia trova posto solo davanti a loro e mi ritrovo ad osservare quei due armadietti. La scena è inquietante: tanta burocrazia davanti a me … e i pensieri stanno andando un po’ in tilt. Mi alzo di scatto e chiudo tutto.

Mi allontano velocemente da quella stanza e vado a sedermi davanti al pc. Sto un po’ a cazzeggiare, ascoltando musica e rispondendo alle telefonate, poi mi alzo e tra le note “pinkfloidiane” (perfette per il momento di confusione in cui mi trovo) mi metto a passeggiare per il negozio senza un perché, senza una meta. Non guardo nulla di preciso, calpesto il pavimento con lentezza e il pensiero è fisso a quei due armadietti, ma non riesco a capire cosa mi tormenta.

Rientro in quella stanza e tento di riaprire le quattro ante che mi tormentano, ma a metà dell’impresa con le ante semiaperte, mi blocco e giro lo sguardo in una porticina lì vicino. È  una stanza dove nessuno ci entra mai: ci stanno tutte le “rogne” di un’attività commerciale: ventilatori dismessi, attrezzi mezzi rotti, vecchie coperte …

Saranno anni che non valico quella porta. La apro ed entro. La polvere è la padrona assoluta; ragnatele, blatte morte e tutto quello che il disuso inevitabilmente genera.

Alzo gli occhi e vedo i faldoni di mio padre su una mensola in alto. Dal basso noto che, per osservarle, il collo deve aprire un raggio completo di 180 gradi. Prendo una faldoni-3scala per arrivarci e poter decifrare meglio gli anni di riferimento.

Sono messi in ordine cronologico da 1967 al 1999; ne prendo uno a caso, sciolgo i laccetti che lo tengono chiuso e lo apro.

Inizio a sfogliarlo fattura dopo fattura, bolla dopo bolla. Sono fogli che non vedono luce da chissà quanto tempo. Hanno un colore proprio, un proprio odore, anche la grammatura della carta è totalmente diversa da quella odierna … è più crespa.

L’anno in questione è il 1974 e ci sono nomi di aziende di cui non posso avere memoria. Noto le firme del destinatario e del vettore. Leggo la descrizione della merce: ora una camera da letto, ora un soggiorno, un ingresso, stock di materassi e tutto quello che si poteva acquistare e vendere.

Vado avanti e mi avvicino, spostando la scala, sempre di più ai giorni nostri in maniera saltuaria.

Dal 74 passo al 78 e sfoglio, poi all’ 83 poi 87, poi agli anni 90 e mentre sfoglio mi accorgo che vado riconoscendo molte aziende. In alcune bolle ci sono pure la mie firme. Riconosco alcuni prodotti per determinati clienti, la fase di contrattazione per la vendita dello stesso prodotto, il luogo di consegna di persone che non esistono più o di camerette per bambini che oggi sono genitori.

faldoniRifletto che ogni foglio, ogni singolo foglio è come una vecchia foto. Ogni foglio ha una sua peculiare storia, una sua dinamica, una sua consegna, un suo episodio vissuto da ricordare o da raccontare. Cinque, dieci, venti, trenta, quaranta e ormai quasi cinquant’anni di fogli, di fatture, di imprecazioni, di operai, di consegne e ancora di soddisfazioni, di conoscenze, di brutti ricordi ormai superati e di soddisfazioni: tutti elementi che sono stati la linfa per andare avanti.

Ogni singolo foglio, che è nato solo per una questione contabile, rappresenta in questo frangente una piccola tessera nel puzzle della vita.

Per il codice civile non esiste una nozione che definisce il nome di “Impresa” ma la sua definizione nasce dal nome di “imprenditore”, che è colui che esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi (Art 2082.CC.).

Ma in questa fredda nozione non v’è traccia per la quotidianità, per il rischio. Non si legge neanche tra le righe che un’impresa ti cambia il carattere e ti forma come uomo nella società.

Riscendo dalle scale, esco dallo stanzino e mi rimetto davanti ai miei armadietti ora aperti. Li guardo per una frazione di secondo e prendo in mano una pezzuola che ho lì accanto. Chiudo l’armadietto colmo degli anni passati e mi dedico all’altro, all’ultimo arrivato. Lo sistemo meglio, mettendolo in un angolo ed inizio a spolverare con cura e lentezza lo spazio che riceverà negli anni a venire gli altri faldoni, e con essi altre “tessere” del puzzle della vita.


 

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