FIGLI DI MADRE IGNORANZA

 


 

19 luglio. Via Ralli ricoperta da ogni tipo di rifiuti. Cos’altro ci sarebbe da aggiungere se non che l’Amministrazione faccia la propria parte e i cittadini la loro.

testo e copertina

 

di Giulia Randazzo

 

Il 19 luglio, nel primo pomeriggio, compare su Facebook una foto raffigurante Via Ralli ricoperta da ogni tipo di rifiuti.
Sacchetti, tavole, perfino un armadietto da una parte all’altra della carreggiata impediscono il transito e, quindi, l’accesso nell’intera area che ospita oltre ai caseggiati anche l’Oratorio.
Una immagine che, per forza comunicativa, sbaraglierebbe tutti i concorrenti in un concorso fotografico. Colpisce con un sol pugno secco non soltanto cuore e cervello, ma anche fegato e olfatto.

A sera, affidate a una nota pubblicata sul web, arrivano le parole altrettanto secche dell’Assessore all’Igiene Angelo Cinà: «Abbiamo preso i nominativi trovati nei sacchi della spazzatura e domani saranno verbalizzati». Qualche ora dopo, a chi lo sollecita ancora attraverso Facebook, precisa che, sebbene una gogna mediatica sarebbe meritatissima per gli autori dell’atto inqualificabile, i nomi dei trasgressori non verranno divulgati per rispetto della privacy (!).

Giunge nel frattempo l’annuncio dell’avvio di una nuova fase nella raccolta differenziata corredata da nuovi volantini, orari ed un depliant nuovo di zecca partoriti dopo un mese di gestazione da una amministrazione che decide di voltare pagina in nome del “Bene Comune”.

Ma dinanzi a quella immagine degradante ci si chiede a cosa varranno gli sforzi di quella parte della cittadinanza (la gran parte) e della civica amministrazione (qualsiasi essa sia) che credono nel cambiamento … nel “Bene Comune”, se nella pratica quotidiana “gli incivili” non si riesce a individuarli, rieducarli e, se necessario, a colpirli?

Zucco 2

ZUCCO, Immagine di repertorio

Verrebbe da pensare che è insito nel dna di alcuni il gene del “menefottismo”, che porta a devastare e distruggere quello che altri si sforzano di migliorare. Ma, attenzione: ci sono anche incivili insospettabili, che infilano tutto in un unico sacchetto per poi caricarlo in auto e lanciarlo a velocità (badando bene di non essere visti) allo Zucco (la nostra Bellolampo), che quella ormai è zona franca. A volte, invece, può accadere (e accade) che l’incivile sia un/una maniaco/a dell’ordine e della pulizia in casa propria mentre, già sull’uscio di casa, subisce una repentina metamorfosi: da Mastro Lindo a lanciatore seriale di sacchetti.

Ma la foto di Via Ralli rappresenta oggi (come ieri) uno spaccato unico, un’ignobile esempio di quello che (per fortuna una minoranza) siamo.

Accanto agli “incivili del sacchetto indistinto” ci sono i vandali veri e propri, quelli che scassano a suon di calci ogni cosa che intralci il loro incedere belluino, che imbrattano con scritte indecenti, che spargono bottiglie rotte e cocci di vetro. (Le foto che pubblichiamo sono eloquenti).

collage

“Osserviamoli” questi bravi ragazzi autori dei “graffiti” sui muri della Chiesa Madre e del Collegio di  Maria, dei segni “rupestri” fatti con la chiave, vere opere d’arte che la nostra Villa San Giuseppe subisce giorno dopo  giorno e che saranno una delle attrazioni migliori questa estate. Sono gli stessi che, con nonchalance, fanno delle aiuole un cassonetto.
Sono figli di madre Ignoranza, nutriti dall’indifferenza di chi vede e sa, ma non parla. E quando vede e parla scattano insulti e minacce.


 

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One comment on “FIGLI DI MADRE IGNORANZA
  1. L'articolo non fa una grinza e mi chiedo quale potrebbe essere il punto di svolta per mutare l'inciviltà galoppante in rispetto per se stessi e per gli altri. Ci sono tanti generi di inquinamento e sembra che si stiano concentrando tutti nella nostra città. L'inquinamento da rifiuti, l'inquinamento da traffico aereo, l'inquinamento marino e non ultimo l'inquinamento acustico. Può un'amministrazione confrontarsi e sconfiggere una realtà simile con le sole armi della propria volontà e quindi a mani nude? O sarebbe necessaria una rivoluzione culturale supportata da un'opera di prevenzione e repressione non più procrastinabile? Forse la colpa non sta da una parte sola e forse non si è voluto o potuto correre ai ripari a tempo debito. E ora?

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