“Versu La Grutta”, Racconto di Francesca Randazzo -video-

 

per raccontiLe grotte sono tante, milioni di milioni, ma oggi, in clima natalizio, vogliamo ricordarne anche un’altra, meno famosa sicuramente di quella della Natività di Betlemme, ma altrettanto importante almeno per noi, che viviamo in questo nostro Territorio. Lo facciamo attraverso il racconto di FRANCESCA RANDAZZO che ci parla di una “grotticella” quasi inaccessibile di cui pure si è tanto discusso in queste ultime settimane. Ci riferiamo alla “Grotta Salina”, posta sui monti di Cinisi. Anche questa “vive” fra pace, silenzi e «profondissima quiete». Non per nulla vi … nacquero alcune fra le più straordinarie liriche dialettali di Giovanni Meli.

Ma il racconto, al di là delle note bucoline, è un vero atto di accusa contro il vandalismo e l’ignoranza dei giorni nostri.

La Redazione


 

Vi invio questo racconto che ho scritto lo scorso anno in occasione del premio letterario “G.Meli” e con cui ho vinto per la sezione racconti.
Nei giorni passati, dopo aver letto l’articolo che riguardava il vandalismo della ” Grutta Pirciata” di Terrasini, avevo pensato di inviarvi questo racconto come testimonianza di un altro atto vandalico in un luogo frequentato dal poeta Giovanni Meli e descritto nella Bucolica.

Oggi, leggendo della iniziativa della redazione, ho colto l’invito e spero che possa essere utile a far riflettere e a fermare quella mano, armata di pennarello o vernice, che offende la vista e la memoria di luoghi e monumenti amati e apprezzati e che suscitano emozioni che i vandali non possono capire.
Vi ringrazio per la vostra iniziativa.


 

VERSO LA GRUTTA SALINA

di Francesca Randazzo

francesca_randazzo

Spesso guardo dalla finestra e vedo le nostre montagne che ci circondano, ci avvolgono e come in un abbraccio materno ci proteggono dalle intemperie, ma nello stesso tempo ci isolano impedendoci, metaforicamente, di guardarci alle nostre spalle, di guardare indietro nel tempo e fare tesoro delle esperienze e dei racconti dei nostri antenati, sia di persone semplici e modeste ma custodi di tanta saggezza, sia persone illustri che se conosciuti e rivalutati, onorerebbero la nostra comunità.

Lei, Giovanni Meli, illustre poeta, è una di queste perle poco conosciute a noi moderni cinisensi e a Lei desidero raccontare di una passeggiata in montagna sulle Sue orme, per raggiungere la “grutta salina”, luogo da Lei frequentato in cerca di pace: “Ritiri tranquillissimi accugghiti l’amicu di la paci e la quieti”, e per ammirare il paesaggio da cui ha tratto ispirazione per scrivere le Bucoliche.

Quel giorno di novembre, un gruppo di donne e uomini, di giovani ed “ex giovani”, ci incontrammo nei pressi della zona detta “Craparia” e da lì cominciò la nostra impresa. Non esagero se parlo d’impresa perchè il percorso non è segnato, se non in qualche breve tratto dalle poche pecore d’allevamento che ancora resistono.

Si camminò nel primo lungo tratto tra spine, arbusti secchi, pietre e sotto il sole cocente. Non esistono più gli interrazzamenti coltivati a grano, bruni in autunno con la terra arata e le sementi appena sotterrate, verdi in primavera e dorati in estate, quando le messi dondolate dal vento “undiggianti di fulti e biunni spichi”, davano sostentamento alle famiglie dei contadini che anche loro sono scomparsi o quasi. Non ci sono più i carrubeti, gli uliveti, i boschetti di frassini dove all’ombra di essi, forse, Lei sostava in cerca di frescura, di riposo e lì godere alla vista dei cannoli di manna, candidi come la schiuma del latte, che scendevano giù dai tronchi dei frassini intaccati. Delizia per la vista e per il gusto a noi moderni sconosciuta.

Più si saliva e più eravamo stanchi, soprattutto gli “ex giovani”, ma l’aria che si respirava era sempre più fresca e piacevole. Restai più indietro e mi ritrovai davanti a un grande masso che mi sbarrava il passaggio “… e unni appiccichi? ssi vausi su sdirrupi, e su chini di periculi …”.
Sentivo le voci del gruppo ma non lo vedevo, così un pò spaventata, chiamai. Qualcuno mi rispose. Decisi, allora, di tornare indietro sui miei passi e trovai il viottolo che girava attorno al masso e giunsi in un piccolo prato fiorito di ciclamini e narcisi profumatissimi.

tutsan-965527_960_720L’emozione fu grandissima: mi brillavano gli occhi che intanto si riempivano di lacrime, una vera sorpresa! Sembrava come se il masso fosse stato messo lì di proposito per nascondere e poi stupire e lodare il visitatore stanco. Ed io, che nelle mie passeggiate solitamente adoro cogliere fiorellini selvatici, non ho voluto prenderne nemmeno uno per non violare quel piccolo paradiso che la natura mi ha concesso di godere.

Ecco! Pensai: qualcosa è rimasto delle meraviglie viste dal Meli: “li ciuriddi durmigghiusi”. Stordita dall’emozione, dalla stanchezza, dalla gioia e felice di poter provare altre forti emozioni che mi si preannunciavano, sentendo le voci degli altri che gia erano arrivati, raccolsi tutte le mie forze per raggiungere la meta e finalmente era lì, davanti a me, la famosa “grutta salina”.

Da tanto tempo desideravo conoscerla, prima che il mio corpo invecchiato non mi permettesse di vedere con i miei occhi quello che hanno visto i Suoi.

Una brutta sorpresa spense la mia gioia. Una scritta rossa, come una ferita infitta, deturpava la roccia viva all’ingresso della grotta: CLAUDIA 2011.

grotta salina

La Grotta Salina

Delusione, rabbia, sconforto mi assalirono. Protestai violentemente per quello scempio, tutti tacquero! Non so se costernati per lo stesso sconforto che sentivo in quel momento o perché non capivano che anch’io, che sono sopraggiunta dopo, avevo il diritto di godere di quel posto incontaminato frequentato solo da capre e caprai. Cercai di riprendermi dalla delusione e cominciai a cercare “u canniteddu” davanti la grotta e “l’arvulu di ficu”: Non c’erano più! Addentrandomi nella fessura di roccia rosata, trovai la fontanella con il “lambiccu” dove probabilmente le capre si dissetano. Riemerse la gioia! La descrizione del Meli corrispondeva, era proprio quella la grotta visitata e descritta dal Poeta!

Mi girai dando le spalle alla grotta e un panorama mozzafiato, ampio e spettacolare, mi si aprì davanti. Dall’alto si dominava su tutto il territorio di Cinisi e Terrasini, il paese, le villette disseminate nella pianura, la costa, l’aeroporto e le piste…..Ma che sbadata! Le parlo di cose che ai Suoi tempi non esistevano: gli aeroporti sono dei luoghi dove atterrano delle macchine volanti che sembrano uccelli enormi e dentro la pancia trasportano persone e cose. Una eccezionale invenzione che però inquina, cioè sporca l’aria e occorre tanto spazio, le piste, per poter posarsi sulla terra e fermarsi dolcemente. Per realizzare tutto questo sono stati sacrificati i terreni coltivati e le nostre coste a cui ci è vietato perfino avvicinarsi. Questo è il prezzo pagato per seguire il progresso: privarsi delle meraviglie che la natura ci ha regalato.

Intanto decidemmo di leggere alcune Sue poesie per far riecheggiare nei luoghi in cui sono nate la loro voce: qualcuno propose di leggere “apuzza nica”, unica poesia conosciuta perché studiata a scuola. Nell’indice non si trovava sicché suggerii di cercare la poesia “U labbru” perché quei versi famosi introducono una poesia molto sensuale dedicata a Nici e forse troppo passionale per essere letta a scuola da adolescenti innocenti! ? ! ? ! ! !

Finalmente si trovò e cosi una voce incerta, zoppicante, recitando “apuzza nica” lesse “arrùsica” anzicchè “arrussìca” provocando in me un senso di sconcerto e di costernazione perché il nostro bel dialetto, per me la lingua madre con cui comunicavo con mia nonna e i miei genitori, è sconosciuto. Il dialetto siciliano è diventato una lingua morta e Lei, poeta a me caro, non sarà per questo né letto né compreso dai giovani. Spero non finisca dimenticato perché grazie alle Sue poesie, alle Sue minuziose descrizioni dei paesaggi e degli ambienti, con un pizzico di fantasia, potremmo immaginare i luoghi così com’erano prima delle trasformazioni e distruzioni subite.

Col cuore amareggiato, dopo queste tristi riflessioni, mi avviai e ci avviammo per tornare in pianura. Mi voltai indietro per dare un ultimo sguardo e pensai che forse i posteri non sapranno che qui un giovane medico-poeta ha trovato pace e serenità scrivendo meravigliosi versi. Ma sicuramente sapranno che di lì un giorno del 2011 è passato un vandalo di nome Claudia.

IL FILMATO DI UNA GITA “ALLA GROTTA” DI TANTI ANNI FA

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