CINISI: 32 ANNI FA SALVATORE ZANGARA VITTIMA DELLA GUERRA DI MAFIA

salvatore zangara

Salvatore Zangara

Ricordatevi quel volto e quel nome.
Era l’8 ottobre 1983

La guerra di mafia di trent’anni fa, le esecuzioni in piazza, gli innocenti che pagano il conto riservato ai boss. Vi racconto la vita, e la morte, di Salvatore Zangara.

 

di Franco Cascio

 

A Cinisi può capitare ancora di incontrarlo mentre passeggia per le strade del paese, due bastoni a reggere il peso dei novanta e passa anni, alle spalle almeno due attentati scampati, in uno dei quali a perdere la vita fu Salvatore Zangara, un innocente padre di famiglia, la sola colpa di ritrovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

«La seconda volta fu nel 1983 in piazza a Cinisi. Ero con quattro conoscenti quando si avvicinò un’auto e cominciarono gli spari. Uno dei miei interlocutori fu colpito alla schiena, un altro all’altezza della cravatta, l’altro ancora sulla guancia, il quarto lo uccisero. Io rimasi illeso. Crede che se avessero mirato a me sarei qui a raccontarlo?». Così raccontava, in un’intervista a “l’Unità” Procopio Di Maggio, storico capomafia di Cinisi, una condanna al maxiprocesso, indicato come uno dei componenti della commissione di Cosa nostra e capo mandamento di Cinisi, il paese di Peppino Impastato.

La sera dell’8 ottobre 1983, la piazza di Cinisi era piena di gente. In quegli anni infuriava la seconda guerra di mafia, il conflitto tra Badalamenti e i suoi alleati e i corleonesi. Le frizioni tra i Badalamenti e i Di Maggio, da sempre ostili, si erano acuite dopo la morte di uno dei figli di don Procopio in un controverso incidente stradale. Un altro figlio del capomafia di Cinisi sparirà nel 2000, il corpo lo ritroveranno in mare. Al suo funerale le saracinesche abbassate degli esercizi commerciali. Le coscienze dei cinisensi non erano ancora state risvegliate dal film “I cento passi”, in uscita proprio in quel periodo.

Quel sabato d’ottobre del 1983, più o meno all’altezza dell’allora bar Palazzolo, fiondò una Renault 5 con a bordo i killer pronti a scaricare l’arsenale di munizioni addosso a Di Maggio. Non c’erano riusciti un paio di anni prima al distributore di benzina del boss. Anche in quella circostanza, benché ferito, il capomafia riuscì a salvarsi dal fuoco proveniente da una Giulietta. Quel sabato d’ottobre del 1983, invece, Di Maggio – che evidentemente ebbe per primo la percezione che stava per accadere qualcosa – cercò e trovò riparo tra i passanti. La raffica di proiettili destinati al capomafia di Cinisi raggiunse Salvatore Zangara, titolare di un laboratorio di analisi e segretario locale del partito socialista, e altre due persone che rimasero gravemente ferite.

L’omicidio di Salvatore Zangara è rimasto impunito. Mandanti ed esecutori dell’attentato non sono mai stati individuati. Dopo quattro anni Zangara fu riconosciuto vittima innocente della mafia e solo dopo dodici anni l’amministrazione comunale di Cinisi pose una targa in sua memoria nel punto in cui rimase a terra.

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(dal giornale web dipalermo.it)

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