IL SIGNOR FURI, SORVEGLIATO A DISTANZA

“Sorvegliato a distanza”: infatti i veri interventi di pulizia dell’alveo del torrente tardano a venire (ci saremmo stupiti del contrario), soprattutto all’imbocco della Statale, in prossimità di Via Ralli, dove scorre sotto la sede stradale fino a sfociare nel porto. E quando si dice “Ralli” è come dire Terrasini, il vero punto esplosivo dell’intero percorso del torrente, che inizia dai monti di Cinisi.
La lettera del M5s del settembre 2014 aveva acceso i riflettori in tempo utile. Ma qual è il motivo del ritardo dei veri inteventi di pulizia? I soldi, sempre questi maledetti soldi! 

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Sopralluoghi? Quelli non si negano a nessuno! Ma non dipende da cattiva volontà -come ci spiega l’ing. Salvatore Zerillo, responsabile dei Lavori Pubblici di Cinisi- se a tutt’oggi non sono stati eseguiti radicali interventi di pulizia. Anzi, le due amministrazioni di Cinisi e di Terrasini dettero vita, qualche tempo fa, a una riunione congiunta su questo problema. E poi? Unico risultato sarebbe quello di avere ottenuto l’assegnazione di due operai dell’ESA (Ente Sviluppo Agricolo) da impiegare in un’azione di prima pulizia nei punti più facilmente accessibili delle rive del torrente.

FURI 4Dai sopralluoghi effettuati almeno una cosa sarebbe emersa: l’enorme quantità di materiale (soprattutto arbusti) di ogni dimensione (soprattutto all’altezza della Statale). Occorrerebbe ben altro, rendendosi necessario l’impiego di un mezzo meccanico. Intanto le piogge di questo autunno-inverno sono ormai al volgere e per fortuna la buona stella ci ha assistito.

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Straripamento del Furi nel 1987

A farsi interpreti del delicato problema fu, nel settembre scorso, il Movimento 5 Stelle di Cinisi-Terrasini, che inviò una lettera ai due sindaci dei Comuni limitrofi (il link del servizio pubblicato allora sul nostro Blog); e l’anno precedente anche noi avevamo evidenziato la criticità con un articolo che faceva pure riferimento a gravi episodi di straripamento verificatisi nel passato (non si dimentichi la criminale cementificazione degli anni Ottanta).

Inoltre il Presidente del Consiglio di Cinisi Giuseppe Manzella, da parte sua, prendendo atto del documento del M5S (fra l’altro alcuni iscritti di quel Movimento avevano perlustrato gran parte dell’alveo, pubblicando numerose foto alcune delle quali qui riprodotte), aveva allertato a suo tempo gli Uffici preposti sul potenziale pericolo incombente.

Sono passati circa sei mesi e, al di là della buona volontà, ben poco di veramente concreto si è fatto a parte il distacco temporaneo dei due operai dell’ESA di cui s’è detto.

Mancano i fondi per interventi più radicali? Non può essere una giustificazione, perché quando accadono i disastri, e magari qualcuno ci perde pure la vita, non ci sono scusanti che reggano.

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