GLI “SCALTRI” DELLA 104 VANNO STANATI, ANDANDO ALLA RADICE

A PARTIRE DAI METODI DI RILASCIO DEL CERTIFICATO DI INVALIDITÁ

Questa l’opinione di CATERINA ALTAMORE, docente, membro del “dipartimento istruzione provinciale del Partito Democratico“, che su nostro invito interviene a tutto tondo nella discussione sull’uso della legge 104. Come si ricorderà proprio sul nostro Blog avevamo pubblicato giorni orsono la lettera dell’ins.PIETRO DI RANNO.

 

L’OPINIONE” di
Caterina Atamore

FOTO PER LEGGE 104

L’intervento di Davide Faraone e il blitz in una scuola siciliana riporta nel dibattito la questione annosa dei “furbetti della 104”, che, indubbiamente, vanno stanati.

È giusto controllare e “buttare fuori” coloro che cercano di imbrogliare il sistema, ma occorre porre dei “distinguo” per non correre il rischio di gettare ancora discredito su quei lavoratori della scuola che, ogni giorno, con serietà, con impegno e con professionalità svolgono i compiti loro affidati dallo Stato.

La situazione di Agrigento non è unica, e, al tempo stesso, quegli insegnanti non sono e non rappresentano “tutta la categoria”. Intervenire, come è stato fatto da Faraone, contro “la carica della 104” indistintamente, distoglie l’attenzione, creando “falsi colpevoli” e seppellendo nel fango gli insegnanti. Tutti.

Ma se si intende veramente porre fine a questa situazione, stigmatizzando coloro che sfruttano a proprio vantaggio questa situazione, a danno dei veri invalidi e della collettività in generale, allora occorre andare dritti al problema, operando secondo criteri “oggettivi”, agendo cioè alla radice del problema. Come, infatti, non domandarsi come fanno queste persone, se non lo sono, ad avere un riconoscimento così particolare?

“Chi” li ha riconosciuti come invalidi? “Chi” ha rilasciato loro la certificazione di disabilità, secondo la legge 104/92? Ora, è noto a tutti come siano rigide e severe le commissioni preposte a rilasciare il certificato di invalidità. Lo sanno i genitori degli alunni con disabilità.

foto 104 2Lo sanno benissimo i cittadini che hanno richiesto una valutazione. Non è una procedura semplice e non è scontato a priori il riconoscimento. Allora, perché insistere sull’invalido? Perché lanciarsi su coloro che hanno ottenuto un legittimo riconoscimento “certificato”? Forse si è persa di vista l’oggettività della procedura. E la questione va così riformulata: se queste persone, pur non essendo invalide, possiedono un certificato, allora le responsabilità vanno cercate altrove. La responsabilità non può che ricadere su “colui” o su “coloro” che hanno “firmato la certificazione di invalidità”. Su loro bisogna agire. Su loro bisogna intervenire.

Sono loro che devono rispondere della illegittima dichiarazione. Sembra, invece, che il Sottosegretario, sollevando la questione, voglia mostrare che è attento alla scuola e alle sue questioni. Difficile non pensare che sia stato sollecitato da qualcuno che da anni vede respinta la richiesta di trasferimento, a causa anche delle “precedenze”. Negli ultimi tempi, purtroppo, fra i lavoratori della conoscenza prevale una forma individualistica, per cui ognuno va alla ricerca di soluzioni personali, dimenticando di appartenere ad una categoria. Lo testimoniano i numerosissimi ricorsi che sono stati inoltrati, spesso in netto contrasto l’uno con l’altro. La logica della cura del proprio orticello regna et impera.

faraonenuova

Davide Faraone, vice ministro alla P.I.

Se è vero che la questione richiede interventi immediati e radicali, è altrettanto vero che non si può pensare di gettare tutti nel calderone, affermando che nella scuola il fenomeno costituisca “una vera e propria ‘calamità innaturale’. Non funziona la formula: “tutti uguali=tutti colpevoli”. Se ci sono situazioni di falsità, dovrebbe essere normale, anzi, “normalissimo” rilevarle e intervenire.

Preoccupa molto, invece, che si debba invocare la straordinarietà dell’azione: questo significa che normalmente non ci sono controlli, che normalmente si procede a vista. Fino a ieri si poteva tollerare il fenomeno e oggi non più? Il fenomeno, se “illegale”, va contrastato. Subito. E non perché non se ne può più, ma perché in un sistema che funziona, le storture possono essere “alcune” e non “innumerevoli”. Si verifica il paradosso: il normale agire dell’amministrazione viene barattato come “azione straordinaria”.

È questa la novità? In questi mesi, quali azioni si sono promosse? Si è parlato di edilizia, si sono lanciati messaggi, si sono investiti fondi, dispiegamento di informazione a tappeto ma …nei fatti, dove sono gli interventi per l’edilizia scolastica? Forse l’Osservatorio costituito è la soluzione di edifici che cadono a pezzi sulle teste dei nostri figli e dei nostri alunni? Nemmeno in campo di risanamento dell’edilizia scolastica si avvertono significativi cambiamenti. Solo foto 104 3parole. Proclami. E anche questo intervento rischia di essere l’ennesimo proclama.

E nulla più. Ma intanto l’immagine è rimbalzata nei media; si avverte un senso di autoefficacia; ci si sente a posto, forse. Ma non è questo che serve alla scuola. Bisogna ritornare e stare sul tema della scuola, evitando sbandate pericolose, come quelle che alcune indiscrezioni hanno lasciato trapelare. In sintesi, il Sottosegretario è bene che dia “corpo” alle parole, andando alla radice dei problemi, agendo.

Ecco alcuni suggerimenti “pratici”:
• chiedere l’intervento del Ministero della salute affinché controlli coloro che rilasciano le certificazioni di invalidità, bloccando chi firma certificazioni false;
• intervenire sulla formazione obbligatoria in servizio del personale docente, in merito alle competenze (argomento che dovrebbe essere ordinariamente trattato);
• rivedere il percorso formativo iniziale dei docenti e le competenze di coloro che li formano (spesso non sono mai entrati in una classe!);
• assumere tutti i precari, utili e necessari, immediatamente!
• tempo pieno al sud, come al nord.
• assicurare risorse adeguate a TUTTI gli alunni e condizioni di frequenza eccellenti (dagli ambienti alla qualità dell’insegnamento, che richiede personale professionalmente competente);
• garantire ambienti adeguati, sani e sicuri;
• ridurre il numero di alunni nelle classi quando superano il limite consentito per assicurare a ciascuno percorsi formativi di qualità!
• rivedere il sistema di reclutamento, più affine alla validazione delle competenze.
• assicurare agli alunni la continuità educativo-didattica (assumendo quindi il personale necessario che la garantisca).

Questi sono i suggerimenti che invio al Sottosegretario, chiedendogli di evitare di esporsi in considerazioni personali come le dichiarazioni lette in Facebook: sono dichiarazioni che non portano a niente, non aiutano nessuno, creano dissapori, inducono malessere e, soprattutto, non costruiscono. Servono, invece, azioni concrete, “competenti” per restituire alla “normalità” delle procedure il controllo dei titoli falsi, delle certificazioni false, …in una parola, delle situazioni “false”.

E servono azioni concrete, competenti, per recuperare alla normalità l’agire e il lavorare nella scuola, per realizzare una scuola pubblica statale di qualità, aperta a tutti, capace e competente, attraverso scelte politiche coerenti.

 

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