POSSIBILE DIARIO DI UN TURISTA

Paesaggio mare torreSono arrivato in auto alle 7,30 da via Palermo. Benvenuti a Terrasini Favarotta. Che pensiero gentile, foriero di mille promesse. Poco importa se ai bordi della strada giacciono sacchetti di rifiuti e se da un tombino fuoriesce un rivolo di liquido fognario: sarà questione di minuti, penso, e tutto sarà risolto, i rifiuti ritirati e la fogna riparata.

Ho prenotato in un B&B che, mi hanno detto, si trova al centro del paese. Procedo lentamente alla ricerca di un segnale turistico che indichi il percorso per raggiungere la mia destinazione, ma non trovo nulla. Chiedo informazioni a qualche passante ma il B&B non è conosciuto e la strada in cui si trova non è raggiungibile in auto a causa della chiusura al traffico del centro storico.

Dovrò quindi lasciare la macchina in un parcheggio e raggiungere l’alloggio a piedi carico di bagagli e sotto il sole che già a quest’ora picchia. Mentre cerco un parcheggio sono inseguito da un ragazzo che mi offre il biglietto a pagamento per la sosta sulle strisce blu che in pratica occupano larga parte del centro. Ne acquisto uno settimanale, mentre dietro di me automobilisti innervositi suonano il clacson per farmi spostare, cerco il parcheggio e mi avvio alla meta.

Attraverso una villetta, che all’origine sarà stato un gioiello incastonato tra la Chiesa Madre e un Collegio di suore, e che si mostra ora in stato di abbandono, con una vasca al centro sormontata da un improbabile uccello costruito in tubi di alluminio che sputa acqua giallastra riciclata. Scendo verso la piazza inondata dai tavolini dei bar ancora deserti, con delle grandi panchine al centro e piccoli alberi senz’ombra collocati asimmetricamente su marciapiedi che degradano verso il selciato. Ho la sensazione che si tratti della realizzazione un raffazzonato progetto, frutto di successive rielaborazioni di elementi incongruenti.

Attraversata la piazza nella sua lunghezza, raggiungo il mio B&B che mi appare subito gradevole e accogliente come i suoi gestori. Sistemo le valigie, faccio la doccia e dopo essermi rivestito torno in piazza a fare colazione. Scelgo un tavolo in uno dei bar e mi accomodo in attesa di un cameriere.

Pochissima gente ai tavoli legge il giornale e sorseggia il caffè. C’è tranquillità, ma il cameriere non arriva. Mi alzo e vado al banco dove mi dicono che di mattina non c’è servizio ai tavoli. Prendo un caffè e un giornale messo a disposizione e mi seggo a scorrere i titoli e a guardarmi intorno.

La piazza è spoglia, assolata e vuota. Decido di fare una passeggiata per conoscere il posto che per qualche giorno sarà la mia residenza. Mi incammino verso il mare e rispuntano rifiuti ad ogni angolo di strada e su ogni marciapiede, passandoci accanto mi assale un acre odore di rifiuti organici imputriditi dal sole che mi costringe a turarmi il naso.

Raggiungo il lungomare che sovrasta la spiaggia della Praiola, mi affaccio su una folla di bagnanti distesi al sole immersi in mare e su un costone invaso da carta, bottiglie vuote e lattine. Dovrò trovarmi un’altra spiaggia meno affollata e più pulita. La vista dei faraglioni è splendida così come il colore del mare mentre continuo la mia passeggiata in cerca di una caletta. Lungo la strada che costeggia il mare, incontro un parcheggio adibito a discarica a cielo aperto.

Decido di tornare indietro, per oggi ne ho abbastanza. Raggiungo a passo spedito il mio albergo e dopo essermi rinfrescato decido di pranzare nel ristorante al piano terra. Il tavolo è all’aperto circondato da piante che danno un senso di frescura; il mangiare è buono e il servizio sufficiente, pago e vado via. Ho voglia di distendermi un poco al fresco dell’aria condizionata. Alle sette della sera torno in piazza dove, mi dicono, i bar servano degli aperitivi rinforzati che possono sostituire la cena. Mi servo al banco e mi accomodo con il mio aperitivo e un piatto di stuzzichini.

L’aria è tiepida e senza alito di vento. Mi guardo intorno e noto che i tavoli sono quasi tutti occupati, stiamo sempre più stretti e gli altoparlanti di tutti i bar iniziano a diffondere musica dal vivo a tutto volume. Sono infastidito dalla confusione e dal caldo che diventa quasi insopportabile anche se pochi sembrano accorgersene impegnati come sono a bere e ridere.

Mi alzo e mi avvio verso la mia dimora, mi sono alzato presto e vorrei mettermi a letto. Apro le gelosie e mi distendo. La musica non mi abbandona per un attimo, mi giro nel letto, mi copro le orecchie con il cuscino, ma mi sembra di soffocare e smetto. Mi devo rassegnare a chiudere le persiane e a dormire con l’aria condizionata accesa anche se so che mi sveglierò con il mal di testa. Mi sveglio alle sei, dopo una nottata tribolata, e alle sette sono già pronto. Chiedo indicazioni al proprietario e vado a prendere l’auto, oggi il bagno lo faccio a Scopello.

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